Tradizioni e folklore ad Avetrana

Tradizioni e folklore ad Avetrana

appuntamenti e ricorrenze

Le tradizioni fanno parte della storia di ogni paese e hanno il privilegio di far rivivere gli avvenimenti religiosi e civili. Avetrana nell’arco dell’anno celebra le sue tradizioni alcune delle quali affondano le radici nel passato ed altre introdotte soltanto da pochi anni. La prima manifestazione è legata alla festa in onore di S. Antonio abate cui anticamente era dedicata una cappella. Un tempo vi era l’usanza di accendere piccoli falò per le strade intorno ai quali si riuniva la gente a far festa. Attualmente è tutto concentrato in una breve processione, alla be- nedizione dei pani, degli animali e del fuoco con l’accensione di un unico grande falò (d’onde l’espressione dialettale “Sant’Antoni ti lu fuecu”) fuori l’abitato. Nel 1990 privati cittadini hanno donato alla chiesa matrice un’artistica statua del santo. Segue il Carnevale Avetranese che con le mascherine e i carri allegorici è un momento di aggregazione e incontro per gli avetranesi. Si persa nel tempo la tradizione della quaremma, una specie di pupazzo con sembianze femminili appeso per le vie del paese al termine del carnevale (in dialetto “carniali”). Affianco ad essa (ritenuta dalla credenza popolare moglie di carniali) erano appesi il fuso, la conocchia, l’archelao e sette taralli a simboleggiare le sette settimane in attesa della festa di Pasqua. Il 19 marzo di ogni anno continua a vivere l’antica festa di S.Giuseppe. Terminata la celebrazione della messa mattutina nella cappella del santo, ha luogo la benedizione dei pani poi distribuiti ai presenti. Segue sul tardi la processione per le vie del paese e a mezzogiorno sulla piazza centrale viene benedetta la “tria” (una specie di tagliatella) che subito dopo viene distribuita ai presenti. Il 28/29 aprile si svolge la festa patronale in onore di S.Biagio. Il culto di S. Biagio in Avetrana ha radici remote: esisteva probabilmente già nel XVI sec. una cappella extra moenia dedicata al santo martire, posta lungo l’antica strada Avetrana – Oria, (oggi ne sopravanzano solo alcuni residui murari sui quali è possibile osservare numerose croci e calvari) costruita dalla pietà dei fedeli e gestita dal Capitolo di Avetrana così come riferisce nel 1706 il vescovo oritano M.di Francia. Riesce alquanto difficile dare una datazione a tali ruderi; tuttavia dagli atti delle visite effettuate dai vescovi oritani in Avetrana emergono alcuni dati interessanti: essa compare negli atti della visita di mons. Fornari, 1603,nel corso della quale il vescovo oritano dopo averla visitata ne proibisce il culto fino a quando l’altare non fosse stato risistemato. Ignorata da mons. Ridolfi nel 1629, ricompare poi con mons. Parisi (1638) nell’elenco delle cappelle fuori le mura. Infine nel 1706 mons. Francia la visita e la trova ancora attivamente aperta al culto. Al di là comunque di questa breve divagazione storica la presenza già nel 1603 di una cappelletta dedicata al santo testimonia la presenza di una devozione particolare verso il vescovo di Sebaste anteriormente a quella data. Ma nonostante questo retroterra storico scorrendo i registri più antichi dell’archivio parrocchiale (nella fattispecie quelli relativi ai battesimi risalgono al XVI secolo) ci si accorge che paradossalmente sono pochi i bambini tenuti a battesimo col nome Biagio. Non essendo ancora chiare le origini di Avetrana ci si rifà ad una certa tradizione storiografica (Arditi, Infantino, Ferrari, l’avetranese Bonaventura Sicara, Foscarini, Pacelli, Coco) secondo la quale nel 1118 il feudo di Vetrana o Avetrana sarebbe stato donato alla chiesa di S.Maria dei Veterani, fatta costruire in Lecce dalla contessa Teodora d’Altavilla; quest’ultima cedette il tutto al fratello Goffredo conte di Lecce e aisuoi veterani che qui si aqquartierarono. Ad essi si deve molto probabilmente la diffusione nel piccolo borgo di Vetrana del culto per il martire S.Biagio. A Lecce infatti S.Biagio era venerato, insieme a S.Oronzo, con profonda pietà. Nulla di più semplice quindi per i soldati leccesi che far attecchire fra gli abitanti del piccolo villaggio il culto del Santo che ne diventerà poi patrono. Tuttavia nella storia religiosa di Avetrana si assiste per lunghi tratti ad un doppio patronato: infatti dai verbali dei vescovi oritani figura come patrono ora S.Antonio di Padova ora S.Biagio riconoscendo il primo come protettore principale e l’altro protettore principale minore (1774 mons. Celaja); o ancora i due santi risultano addirittura compatroni: a riprova di ciò nel Catasto Onciario di Avetrana (1741) tra le uscite dell’Università (ossia il comune) compare quella relativa alla “festa de’ santi protettori”. Anche S.Antonio infatti godeva in Avetrana di una profonda devozione religiosa essendo stata fondata nel XVI sec. una confraternita intitolata al santo di Padova. Con la scomparsa sul finire del XVIII secolo di detta confraternita di S.Antonio di Padova il culto di S.Biagio prese il sopravvento: inoltre abbandonata l’antica cappelletta con l’ultimazione della chiesa matrice (1756) al santo fu dedicato stabilmente uno degli altari della navata del ss. Sacramento. Nella chiesa matrice esistono una statua del santo fatta costruire dal comune nel 1857 e una tela riferibile al secolo XVIII, opera di Pasquale Bianchi, pittore manduriano.
Infine una nota di folklore: nella credenza popolare S.Biagio è invocato come protettore dai mal di gola; tuttavia la sua protezione si estendeva ai tessitori, ai cardatori, agli strumentisti a fiato, agli animali e finanche ai fidanzati, all’acqua e ai pozzi. Un tempo non c’era casa ad Avetrana che non custodisse una immagine del patrono in onore del quale ardeva una lampada ad olio che sembrava avesse poteri miracolosi. Infatti quando qualcuno della famiglia aveva a che fare con tosse, laringiti, faringiti la donna più anziana intingeva le dita in quell’olio e ungeva la gola del malato. Nel giorno della festa del santo, il 3 febbraio, aveva luogo oltre la benedizione della gola in chiesa, anche l’accensione dei falò negli angoli delle strade del paese (d’onde il nome dialettale di “San Biaggiu ti lu fuecu”). Il 28 e 29 aprile invece la festa viene celebrata in modo solenne con la processione la vigilia e con due giorni di luminarie per le strade principali, le bande e i fuochi pirotecnici. Al santo, protettore di Avetrana è dedicata una fiera. Essa venne istituita il 15 marzo 1913 per i giorni 28/29 aprile. Tuttavia la lettura del documento originale rimanda ad un altro deliberato del 22 agosto 1863. In esso si chiede di anticipare la fiera dal 7 e 8 settembre (come da precedente decreto reale datato 15 agosto 1819) al 4 e 5 maggio. Attualmente la fiera inizia qualche giorno prima della festa vera e propria e si svolge dal 25 al 28 aprile.

da www.comune.avetrana.ta.it

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