Tappe turistiche piacentine: Grazzano Visconti

Tappe turistiche piacentine: Grazzano Visconti

meta di migliaia di turisti nasce dalla volontà di Giuseppe Visconti di Modrone

(Vigolzone) Km. da Piacenza 14
Altitudine 140
C.a.p. 29020

Antico e suggestivo paese medievale, è méta ogni anno, di centinaia di migliaia di turisti. Ottant’anni or sono, Grazzano, non ancora Visconti, si lasciava individuare per una borgata con uno smantellato castello, caro a falchi e lucertole, anche se il patrimonio storico nascondeva in quella costruzione un suo legittimo e suggestivo rappresentante, memore di svariate vicende guerresche. Il fatto è da molti risaputo. Il borgo, venne “inventato” da Giuseppe Visconti di Modrone, figlio del conte Guido discendente dei Visconti di Milano, una tra le più celebri famiglie italiane che caratterizzano la vita della nostra penisola nei primi secoli dell’anno Mille. Agli inizi del nostro secolo, questo Visconti ideò e realizzò l’intero villaggio con tanta fantasia e gusto scenografico che riuscì a far sorgere in poco tempo un paese del passato. Ma se la veste attuale di Grazzano non data più di settanta-ottant’anni, luogo e castello hanno erigini ben più remote. Un centro abitato esisteva nel ‘300 ed infatti il nome di Grazzano deriverebbe da tale Graccus Graccianum, proprietario in quegli anni lontani di terre poste in questa località. Arriviamo comunque verso la fine del 1400 per avere notizie sulla nascita del castello. E’ infatti nel 1395 che Gian Galeazzo Visconti, con un editto emesso in Pavia, concesse alla figlia naturale Beatrice, già sposa del nobile piacentino Giovanni Anguissola, il permesso di costruire un maniero che nei secoli seguenti fu teatro di diversi fatti d’armi, in quanto feudo dei nobili Anguissola, una delle più importanti famiglie piacentine, che ne mantennero il possedimento fino al 1884, quando la contessa Fanny nata Visconti e maritata Anguissola perse il marito e l’unico figlio lasciando i beni al fratello Guido del ramo visconteo della casa milanese di Vimodrone. Il Biscione ritorna dunque nuovamente a Grazzano e, con il conte Giuseppe, per il borgo, ridotto a un nucleo di catapecchie e vecchie stalle limitrofe ad un castello in rovina, inizia un “neo medioevo”. Le torri del castello assumono l’imponenza tipica della fortezza viscontea, logge e camminamenti si completano di merlature ghibelline, le facciate in mattoni diventano più armoniche e severe, con graffiti e decorazioni caratteristiche del gusto lombardo. Una felice cornice di alberi secolari con statue, viali e fontane, costituisce il parco, mentre all’esterno sorgono edifici corrispondenti in tutto alle linee stilistiche dei primi secoli dopo il Mille. I rapporti architettonici risultano piacevoli: fontanelle, balconi e finestre, portichetti, colonnine, stemmi e iscrizioni sono sapientemente collocati. Fra le prime costruzioni a prendere corpo vi è l’Albergo del Biscione con la caratteristica insegna in ferro battuto, poi la palazzina dell’Istituzione, le Regie Poste e Telegrafi, il Teatro con le statue di Venere e Apollo, la chiesetta gotica, la Fontana viscontea in marmo bianco, la Fontana del Salice e le botteghe artigiane le quali continuano una tradizione iniziata da Giuseppe Visconti di Modrone. Fu lui, nominato duca di Grazzano da Vittorio Emanuele nel 1937, che creò solide basi per la vitalità e la fortuna del borgo iniziando una scuola artigiana del ferro, del mobile in stile, del restauro, che accoglie ancora oggi, gratuitamente quanti in autonomia ritengono di poter dare spazio ai propri talenti e originalità attraverso le creazioni dell’artigianato. In mezzo a tutte queste costruzioni neomedievali se ne trovano anche due originarie dei secoli passati: la Chiesa dei SS. Cosma e Damiano, e nel parco del castello, l’Oratorio di S. Anna, della fine del secolo XVII. Grazzano poggia le fortune turistiche su uno scenario suggestivo costellato da contrade e piazze, alberi secolari, piante e fontanelle, in un insieme capace di far rivivere il mondo del passato; un mondo di dame e cavalieri, di mercanti e piccoli artigiani che propongono i frutti del loro mestiere.

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