Roccaforzata: storia e attualità

Roccaforzata: storia e attualità

in provincia di Taranto

Il Comune di Roccaforzata è situato su una collina, a 140 m. sul livello del mare, la più alta del Monte di Sant'Elia, un rilievo che fa parte del primo gradiente delle Murge che cinge ad est la pianura di Taranto. La denominazione attuale risale agli inizi del XIX secolo, derivata dalla località rupestre in cui sorge il paese che lo rende quasi inespugnabile. L'area del Monte S. Elia e stata abitata dai tempi più antichi: la posizione emergente, naturalmente difesa dalle pareti scoscese del colle, ne facevano un prezioso sito dal punto di vista strategico, dal quale era facile tenere sotto controllo il territorio circostante, intensamente sfruttato dal punto di vista agricolo sia in età greca che romana. La documentazione archeologica, contenuta in gran parte nel "Parco Archelogico di Monte S. Elia", attesta una frequentazione umana protrattasi nel tempo, senza soluzione dì continuità, dalla prime Età del Ferro (IX- XIII sec a. C.) sino almeno alla fine del III sec. a. C. epoca nella quale la città greca di Taranto cadde nelle mani di Roma. I saggi di scavi finora condotti hanno consentito di individuare la sede di un insediamento iapigio e la cinta difensiva di un abìtato di età greca.

Nel XV secolo Rocca fu uno dei primi centri, allora quasi disabitati, occupati dai soldati albanesi guidati da Giorgio Castrìota Scandembergh, giunti nel Regno di Napoli gli Albanesi chiamati da Re Ferrante I d'Aragona per combattere gli Angioini, alleati dei baroni in rivolta. La città intorno al 1400 costituì' feudo della famiglia d'Aycllo, passando successivamente alla famiglia La Forza. Il 14 gennaio 1496 il feudatario di Roccaforzata e dell'adiacente casale di San Martino era Raffaele delli Falconi di Lecce. Nel 1507 il feudo fu concesso, per meriti militari, al comandante albanese Lazzaro Mathes, a cui successe il figlio Giovannangclo, che sposò una discendente di Scandembergh, Porfida Musciacchio. Successivamente, il feudo fu acquistato da Gabriele Scorna, a cui successe il figlio Scipione. Nel 1559 il feudatario di Roccaforzata era Geronìmo Forza e, nel 1617, Busicchio Renesi; e, in seguito, la nipote Giustina. Nel 1679 il feudo era dominio della famiglia Ungaro. L'ultima baronia fu quella della famiglia Chiurla, sino al 1804, quando il regime feudale fu dichiarato estinto. Nel frattempo, gli usi e le abitudini religiose caratteristiche della forte presenza albanese furono gradualmente eliminati, con un processo iniziato dall'arcivescovo di Taranto Mons. Brancaccio che, nel XVI secolo, trasformò la parrocchia albanese a rito greco in rito brino, il dialetto albanese si è estinto a Roccaforzata verso il 1800. il nucleo storico delle abitazioni del paese è situato sull'orlo di un precipizio che domina il colle di Sant'Elia, intorno alla Residenza Fortificata (Castello) che ne costituisce il monumento più interessante. A pianta rettangolare, con la facciata rivolta a levante, l'edificio mostra esteriormente l'aspetto tipico della residenza feudale cinque-secentesca. Altri interessanti luoghi da visitare sono la Chiesa della SS. Trinità, la (Chiesa di San Nicola, luogo di culto del XVI secolo, costruita dagli albanesi, il Santuario della Madonna della Camera. Tale chiesetta, distante circa 2 Km dal centro abitato lungo la direttrice per Lizzano, è oggetto di particolare devozione da parte del popolo rocchese a ricordo della leggenda secondo la quale, durante l'invasione turca, le popolazioni di Roccaforzata e Monteparano si rifugiarono nella "camera" del Santuario per salvarsi dai feroci invasori, che furono fermati dagli occhi della Madonna raffigurata.

Il recupero e valorizzazione della memoria storica più remota del territorio di Roccaforzata, cosi' ricco di storia e di tradizioni culturali, sono affidati ad un'opera, il già citato Parco Archeologico di Monte S. Elia, la cui progettazione fu avviata nel 1991, al fine di salvaguardare e valorizzare un'area che, con decreto del 1 agosto 1995, il Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali aveva dichiarato di notevole interesse putiblico, sottoponendola a vincolo archeologico ai sensi della Legge 1089/Ì9. Il primo stralcio funzionale del progetto di "Valorizzazione del Parco Archeologico di Monte S. Elia", relativo al primo modulo attuativo comprendente saggi archeologici, oneri per espropriazioni, indagini e prospezioni, dell'importo complessivo dì L. 2.600.000.000, ammesso a finanziamento nell'ambito del P.O.P. Puglia 1997/1999 -Misura 6.3 "Recupero Beni Culturali", ha visto la conclusione alla fine del 2001. Tale primo modulo costituisce solo l'inizio di un arduo percorso; molto, infatti, rimane ancora da fare perché tale importante e fondamentale struttura di valorizzazione del territorio diventi una realtà culturalmente e turisticamente "spendibile". Un’opera imponente e ambiziosa, dunque, che deve essere inserita nella programmazione dì valorizzazione culturale e turistica dell'Unione dei Comuni "Montedoro", perché da essa tutto il territorio può trarne indiscutibili vantaggi dal punto di vista della crescita sociale ed economica. Altri luoghi che caratterizzano il paese sono il prestigioso Monumento ai Caduti, consegnato alla cittadinanza il 25 aprile 2003, la chiesa matrice della SS. Trinità con il rinnovato sagrato e fontana monumentale, l'antica chiesetta di San Nicola, inserita nel contesto urbano del borgo di origine albanese.

da www.unione-montedoro.it

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