Piacenza patria di musicisti e artisti lirici

Piacenza patria di musicisti e artisti lirici

tra i tanti Flaviano Labò, Amilcare Zanella, ma in qualche modo anche Verdi e Toscanini

In virtù del diritto romano che riconosce al figlio la cittadinanza del padre, sono piacentini due dei più grandi musicisti italiani di tutti i tempi quali Giuseppe Verdi e Arturo Toscanini. Giuseppe Verdi è sì nato nel 1813 a Roncole di Busseto in provincia di Parma, ma la sua famiglia era piacentina da almeno sei generazioni, come risulta dalle ricerche d’archivio compiute dalla studiosa americana Jane Matz; infatti tali studi portarono alla scoperta che la madre, Luigina, era di Saliceto di Cadeo. Quando, nel 1848 Verdi e la Stepponi decisero di crearsi il loro operoso rifugio, scelsero di stabilirsi sulla sponda piacentina dell’Ongina in località S. Agata di Villanova. In questo luogo eletto, Verdi compose tra il 1851 e il 1883 alcune tra le opere più prestigiose del suo repertorio come Rigoletto, Trovatore, La Traviata, I Vespri Siciliani, Simon Boccanegra, Un Ballo in Maschera, La forza del Destino, Don Carlos, Aida, Otello e Falstoff. Qui Giuseppe Verdi non fu attivo solo in campo musicale. A S. Agata lottò contro la disoccupazione aiutando le famiglie di contadini e braccianti, fondò l’ospedale di Villanova d’Arda a lui dedicato e fu consigliere provinciale di Piacenza. L’operato di Verdi e della Stepponi è ricordato da due lapidi poste nella Chiesa di S. Agata intitolata ai “benefattori dei poveri”. Arturo Toscanini, invece, nacque a Parma subito dopo il trasferimento dei genitori da Cortemaggiore, in provincia di Piacenza. I suoi avi provenivano da Bagli di Ottone, sull’Appennino piacentino. A chiudere l’Ottocento musicale italiano è la figura di un illustre musicista piacentino: Amilcare Zanella, grande pianista ed interprete d’eccezione di Bach, Scarlatti, Beethowen, Schubert e Chopin. Il Novecento musicale piacentino si apre invece con la figura del compositore, definito “novecentista d’avanguardia”, Giuseppe Ferranti, autore di brani per pianoforte, violino e pianoforte, archi e per orchestra, che ottennero le lodi di maestri quali Debussy e Arturo Toscanini. E’ poi la volta di Alberto Michelli, oltre che studioso di astronomia, compositore di musiche esclusivamente religiose. A partire dagli anni Trenta riempiono la scena musicale Giulio Balestrazzi, autore di musica da camera e dell’atto unico per orchestra e canto “Il cieco di Gerico”; Luigi Gorgni; Giovanni Spezzaferri che ha realizzato musiche per orchestra e le sei scene francescane Frate sole. Una nuova generazione di musicisti si apre negli anni Sessanta con Giuseppe Zanaboni, direttore del Conservatorio cittadino “G. Nicolini”, compositore e organista di livello internazionale, autore delle opere Myricae, la regina delle nevi e Casello 83, tutte rappresentate con successo al Teatro Municipale; Fabrizio Garilli, pianista tra i più quotati d’Italia, succeduto a Zanaboni nella conduzione del Conservatorio, e in precedenza insegnante a quello di Milano; Glauco Cataldo, maestro concertista rappresentante di Piacenza nel direttivo dell’Ater. Chiude la lista dei musicisti piacentini dei nostri tempi Antonio Votto, uno dei più insigni direttori d’Orchestra italiani. Interprete appassionato della grande tradizione del melodramma ottocentesco e del teatro verdiano nonché continuatore della grande scuola di Toscanini, è chiamato a dirigere presso tutti i maggiori teatri d’Italia e d’Europa. Anche per quanto riguarda la lirica, Piacenza ha dato i natali ad artisti affermati a livello nazionale ed internazionale. Nella prima metà del Novecento primeggiò il tenore lirico Italo Cristalli, meraviglioso interprete della musica di wagneriana delle cui opere fu spesso protagonista. Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale un piacentino sale alla ribalta della scena musicale internazionale, è Gianni Poggi, una delle più belle voci tenorili di tutti i tempi. Dotato di quella eccezionale musicalità che solo i grandi artisti della lirica mondiale possono vantare, si trovava a suo agio e primeggiò tanto nei ruoli lirici quanto in quelli drammatici. Calcò negli anni ’50 e ’60, le scene dei maggiori teatri del mondo, dalla Scala di Milano al Metropolitan di New York, all’arena di Verona, al Colon di Buenos Aires. L’incisione della sua interpretazione della “Favorita” fa parte dell’antologia delle migliori edizioni operistiche di ogni tempo. Negli anni ’60-’70 un altro tenore piacentino s’impone a livello internazionale grazie alla sua bellissima voce: Flaviano Labò. Dotato di una notevole capacità interpretativa ha cantato nei maggiori teatri d’Italia, d’Europa e del Nord e Sud America, e continua tutt’ora ad esibirsi. A questi grandi si aggiungono nomi di artisti di riconosciuto valore: Gino Bonelli, tenore, Carlo Menippo, famoso per il suo acuto vigoroso e squillante, i baritoni Piero Campolunghi, Franco Piva e Carlo Torregiani.
Tra le voci femminili emergono quella di Eugenia Ratti, soprano leggera tra le maggiori interpreti di Donizzetti; Maria Dalla Spezia, soprano drammatica insignita in Olanda della cittadinanza onoraria per i suoi grandi meriti; Gabriella Mazza, soprano lirico leggera, indimenticabile protagonista in “Pescatori di Perle” e nel “Werter”.

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il grande musicista Arturo Toscanini
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ritratto pittorico di Giuseppe Verdi
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