Parco del Delta del Po

Parco del Delta del Po

Trekking, bicicletta, cavallo, Dante, Classe, Savio

E’ stato istituito nel 1989 dalla Regione Emilia Romagna, per tutelare e valorizzare al tempo stesso quella che è una delle sue zone più ricche ed interessanti dal punto di vista naturalistico. Esso comprende oltre al delta emiliano attuale e il delta storico (steso a mezzogiorno fino alla foce attuale del Reno), anche le aree pinetali e le paludi d’acqua dolce che un tempo cingevano interamente Ravenna. Tutta quest’ampia superficie di circa 60.000 ettari è suddivisa in 6 stazioni che coincidono con diversi ambienti naturali: Volano, Mesola, Goro, centro storico di Comacchio, valli di Comacchio, Compotto di Argenta, Pineta di S. Vitale e piallasse di Ravenna, Pineta di Classe e Salina di Cervia. Il Gran Bosco della Mesola, situato tra il Po di Goro ed il Po di Volano, si estende su un territorio di 1.058 ettari ed appartiene dal 1954 all’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali. La vegetazione presente è costituita per lo più da specie mediterrannee come leccio, frassini, olmi e pioppi bianchi. La fauna è ancor oggi molto sviluppata ed in particolare ricordiamo la presenza del cervo e del daino, facilmente avvistabili anche dai turisti, ma anche lepri, tassi, barbaggianni, gufi... In tutto il bosco è vietata la caccia e molteplice è la presenza di funghi soprattutto in primavera ed autunno. Sempre di proprietà del Ministero dell’Agricoltura è la Pineta demaniale Po di Volano che, situata a sud-est della foce del Po di Volano, si estende lungo il mare per circa 6 km. sino alla località Bocca del Bianco. L’area è formata da arenili di recente formazione su cui si è sviluppata la tipica flora erbacea e cespugliosa delle sabbie litoranee. Nel 1996 la parte più depressa rispetto al mare fu invasa da una violenta mareggiata e i danni conseguenti furono molto gravi tanto che fu necessario rimboschire. Oggi possiamo trovare il ginepro, il pino domestico, il rovo, folte macchie di olivello spinoso, l’asparago, la canna palustre, mentre nelle zone acquitrinose stazionano l’airone rosso, quello cenerino e la gazzetta. Tra i territori bonificati delle Valli Pega, Rillo, Zavelea ed il centro storico di Comacchio troviamo le valli di Comacchio oggi ridotte a poco più di 11.000 ettari e costituite dalle Valli Fossa di Porto, Lido di Magnavacca, Fattibello e Campo.Tutta la morfologia è alquanto articolata e tra le varie località ricordiamo la Salina di Comacchio posta alle spalle di Lido degli Estensi che, con un’estensione di 600 ettari, si articola in un intreccio di canali e di specchi d’acqua in cui la produzione del sale inizia agli albori della civiltà etrusca per cessare agli inizi degli anni Ottanta. L’habitat naturale delle valli richiama varie specie di uccelli tra cui il mestolone, la canapiglia, il gabbiano corallino, l’avocetta. Meritano una visita anche le zone dell’Oasi Fossa di Porto e l’Oasi Faunistica nella parte meridionale della penisola di Boscoforte, il cui accesso è comunque regolamentato. Partendo dai Casoni di Foce vi è la possibilità di effettuare un itinerario turistico tra i più suggestivi che si snoda tra argini e canali interni alle valli per visitare i numerosi casoni che ancora testimoniano i primi insediamenti umani e produttivi prima delle bonifiche. Nei pressi di Ravenna, rispettivamente a nord e a sud del fiume Lamone, si trovano la foresta allagata di Punte Alberete e la Valle Mandriole, che costituiscono gli ultimi due esempi di palude d’acqua dolce. Esplorare queste zone, specialmente in primavera, è sicuramente un’esperienza indimenticabile ed accessibile a tutti grazie al percorso turistico attrezzato che passa tra specchi d’acqua contornati da alberi come pioppi, frassini, olmi e salici bianchi. Dalla torre della Valle Mandriole, gli appassionati di birdwatching potranno osservare spatole, aironi, il celebre ibis mignattaio dal becco ricurvo ed altri uccelli che qui nidificano. Le piallasse sono invece lagune collegate al mare tramite il canale Candiano e caratterizzate da una ramificazione interna che nell’insieme dà vita a tutta una serie di bacini chiusi che ricevono sia acque dolci che salate. I dossi hanno sviluppato una vegetazione molto particolare per cui in primavera e in autunno è possibile ammirare splendide fioriture di Limonio e Aster che colorano di lilla tutto il paesaggio. Immediatamente a sud dell’abitato di Argenta, alla confluenza dei fiumi Sillaro e Idice con il fiume Reno, si estendono le valli di Argenta e Marmorta, più comunemente dette Oasi di Compotta. Tutta l’oasi è di notevole interesse naturalistico e si alternano zone che per esigenze idrauliche sono perennemente allagate con altre che lo sono solo saltuariamente. Ovviamente tutto questo ha favorito uno sviluppo vegetazionale e faunistico molto variegato. Ad est dell’oasi, si estende la lunga Pineta di S. Vitale che, insieme a quella di Classe e Cervia, costituisce ciò che rimane dell’antica foresta che comprendeva tutto il territorio tra Cervia e l’alveo del Lamone. I primi riferimenti scritti alle pinete risalgono al V sec., ma le prime notizie certe si hanno intorno al 1500 e 1700, quando i boschi erano di proprietà delle abbazie di S. Vitale, San Giovanni, Sant’Apollinare in Classe e S. Maria in Porto. A quell’epoca oltre al pino domestico, introdotto da Augusto per scopi militari, troviamo arbusti quali il frassino ed il pioppo bianco. Anche il sottobosco è ricchissimo di tante qualità di piccole piante come il biancospino, la rosa selvatica o la clematide. La Pineta di Classe confina nella sua parte più a sud con la foce del fiume Bevano che, prima di unirsi all’Adriatico, si snoda tra dune sabbiose in continuo rimodellamento. L’ambiente naturalistico è rimasto pressochè intatto e numerosi ardeidi, laridi e limicoli popolano le anse azzurre in cui s’incontrano anche capanne di pescatori. Spostandoci ancora poco più a sud ecco le Saline di Cervia, ora diventate riserva naturale di popolamento animale, in cui convivono una variegata fauna acquatica insieme a numerosi uccelli, tra cui fenicotteri ed altri trampolieri che giungono qui dai paesi africani per nidificare. Possiamo ben dire che tutto l’ambiente e la cultura della salina costituiscono la radice più profonda della Cervia moderna che oggi si affaccia sul mare con un fronte di quasi 10 km.. La produzione di sale, infatti, risale all’epoca etrusca quando la città aveva ancora il nome di Ficocle e, quando questa venne distrutta, gli abitanti si rifugiarono nelle paludi verso est per costruirsi la nuova città al centro della salina stessa. Solo nel XVII sec. la città venne di nuovo trasferita a mare data l’insalubrità delle zone. Per tanto tempo il controllo del commercio del sale è stato fattore di grande importanza strategica per la città, mentre oggi l’importanza economica della produzione salifera sta progressivamente diminuendo ed i metodi di lavorazione artigianale sono stati pian piano soppiantati da sistemi industrializzati e più veloci. Il Museo della Civiltà Salinara, è quindi senz’altro da visitare, situato all’interno degli antichi Magazzini del Sale di Cervia, dove è custodito tutto il materiale fotografico attestante le attività di estrazione e produzione del sale nonchè gli antichi strumenti utilizzati dai salinari.

Per informazioni:
Consorzio Parco Regionale Delta del Po
Via Cavour, 11 - Comacchio (FE)
tel. 0533.314.003 fax 0533.318.007
www.regione.emilia-romagna.it/parchi/index.htm
www.parks.it/parco.delta.po.er
e-mail: parco.deltapo@provincia.fe.it

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