Oratorio del Rosario di S. Cita a Palermo

Oratorio del Rosario di S. Cita a Palermo

si accede attraverso la chiesa di S. Zita

Vi si accede attraverso la Chiesa di S. Zita (Cita è la deformazione toscana) che possiede un elegante arco marmorea di Antonello Gagini (nel presbiterio) e la bella cappella del rosario (a destra del presbiterio) in cui tarsie policrome si sposano a delicati stucchi. L'oratorio è il capolavoro del maggiore decoratore barocco, Giacomo Serpotta, che lavorò tra il 1686 ed il 1718. Un tripudio di angioli e putti dalle espressioni e posizioni estremamente libere e plastiche sembrano giocare tra di loro, si arrampicano sulla cornice delle finestre, fanno capolino da ghirlande floreali, voltano le spalle in maniera irriverente, piangono, dormono, allacciano le mani intorno alle ginocchia in atteggiamento pensoso.
L'attenzione è subito catturata dalla controfacciata. Un drappo panneggia tutta la parete ed un nugolo di putti si affanna a sostenerlo. Al centro, un rilievo con a Battaglia di Lepanto è affiancato dalle figure di due giovani emaciati, simbolo degli orrori che la guerra può provocare. Tutt'intorno alcuni riquadri, presenti anche sotto le finestre delle pareti laterali, ripercorrono i Misteri del Rosario. A partire dalla parete di sinistra troviamo i Misteri Gaudiosi: Annunciazione, Visitazione, Natività e Presentazione al Tempio. A destra i Misteri Dolorosi: Gesù nell'Orto del Getsemani, Flagellazione, Coronazione di Spine e il Calvario. Sul fondo i Misteri Gaudiosi (a partire dal basso a sinistra): Risurrezione, Ascensione, Discesa dello Spirito Santo, Assunzione di Maria. In alto, al centro, l'incoronazione di Maria. All'altare, una bella tela di Carlo Maratta raffigura la Madonna del Rosario (1690).
Le 8 finestre che ornano le pareti laterali per lato sono "sorvegliate" da figure allegoriche. Il nugolo di putti di S. Cita e la Battaglia di Lepanto Poco lontano, nell'omonima piazza, sorge S, Giorgio dei Genovesi, uno dei pochi esempi tardo-rinascimentali a Palermo. Oggi sconsacrata e spesso utilizzata come spazio espositivo, venne fatta edificare dalla comunità di mercanti genovesi che spesso qui trovarono sepoltura (belle le lastre tombali). In via Cavour, l'edificio della Prefettura in stile neogotico veneziano era la villa Whitaker costruita da uno dei dodici nipoti dell'imprenditore Ingham.

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