Murgia - il villaggio rupestre

Murgia - il villaggio rupestre

origini e sviluppo

Nell'arco jonico della Murgia la storia degli insediamenti rupestri conosce una prima fase "pre-classica", con lo sfruttamento da parte dell'uomo preistorico delle grotte naturali e delle lame per uso abitativo e domestico. La precoce utilizzazione del banco roccioso calcarenitico come insediamento abitativo è attestata da alcuni ritrovamenti archeologici (utensili e monili vari) che risalgono alle Età del Bronzo e del Ferro: Sicuramente la nascita di comunità umane lungo le gravine fu favorita dalla loro natura di letti di corsi d'acqua, nel passato sicuramente ben più consistenti e durevoli nella loro portata idrica rispetto ad oggi.
Dopo il pressochè generalizzato abbandono della vita in grotta in epoca greco-romana - i ritrovamenti archeologici d'epoca classica nell'habitat rupestre sono meno consistenti, anzi irrilevanti rispetto a quelli d'epoca preistorica o di età medioevale - la seconda fase "post-classica" vede affermarsi sin dall'Alto Medioevo l'uso dell'abitazione trogloditica scavata nella tenera calcarenite o "tufo", con la creazione di innumerevoli casali e nuclei abitati - che divengono in alcuni casi veri e propri fiorenti villaggi, come i nuclei originari delle moderne cittadine di Matera, Vinosa, Laterza, Palagianello, Massacra, Grottaglie e Cristiano - il cui aspetto urbanistico, architettonico e artistico (affreschi, iscrizioni) è giunto fortunatamente in qualche caso sino a noi pressochè intatto.
Gli storici ed archeologi dalla fine dell'Ottocento alla metà del Novecento hanno ipotizzato che in epoca altomedievale le grotte delle gravine pugliesi dell'arco jonico fossero state rioccupate da monaci ed anacoreti bizantini nel periodo delle persecuzioni iconoclaste dell'VIII-IX secolo, allorquando molti monaci iconoduli (favorevoli alla rappresentazione nelle icone della divinità sotto sembianze umanizzate) per sfuggire alle accuse di eresia erano approdati in Italia Meridionale (in Puglia, ma soprattutto in Calabria, Sicilia e Basilicata) e si erano nascosti nelle grotte, dando vita a comunità monastiche di rito greco completamente slegate dalla vita civile.
In realtà, i successivi studi archeologici relativi alla Puglia hanno dimostrato che un autentico recupero della vita in grotta da parte delle popolazioni della Terra delle Gravine si registra a partire dal V-VI secolo e arriva a prolungarsi senza sosta sino a tutto il Basso Medioevo fino alle soglie dell'Era Moderna, coprendo così un arco temporale che comprende il periodo della prima colonizzazione bizantina e delle invasioni barbariche, la dominazione longobarda (secc. VII-IX), l'occupazione araba di Taranto (IX secolo), la riconquista bizantina (secc. IX-XI), l'impero svevo (secc. XII-XIII) ed i reami angioino (secc. XIII-XV) ed aragonese (XV secolo).
Dagli anni '70 ad oggi un gruppo di studiosi guidati e coordinati da Cosimo Damiano Fonseca, l'inventore della definizione civiltà rupestre, ha condotto un attento studio sulla archeologia, sulla viabilità, sulla struttura delle grotte, sugli elementi urbanistici che caratterizzano questi villaggi e sulla loro documentazione storica, arrivando alla conclusione che non vi sia stata alcuna sostanziale differenza di vita fra questi villaggi trogloditici in rupe e quelli costruiti, nello stesso periodo medievale, con le normali tecniche edilizie sub divo.
E' quindi da sfatare il mito di insediamenti eremitici o esclusivamente monastici, così come non può più essere accettata l'ipotesi di un loro "declassamento" rispetto ai villaggi contemporanei edificati sub divo.
I modelli figurativi ed architettonici si rifanno ad una stessa matrice culturale, anche se chiaramente si deve considerare il contesto rurale e popolaresco nel quale vengono calati. Il fenomeno della civiltà rupestre non è quindi da considerarsi alternativo o precedente a quello della civiltà "urbana" della Puglia medioevale, ma come parte integrante di quest'ultima.
Le motivazioni storiche della forte affermazione sulle Murge dell'arco jonico pugliese del modello urbanistico ed antropologico del neotrogloditismo medievale - fenomeno che tra Alto e Basso Medioevo interessò quasi tutto l'arco mediterraneo, e che si sviluppò con proprie e specifiche caratteristiche soprattutto in alcune province dell'impero bizantino, come la Serbia, la Cappadocia, la Bulgaria, la Sicilia, la Sardegna ecc. - sono individuabili nella crisi delle strutture statali, nel progressivo declino delle città costiere, nelle incursioni barbariche, nello stato di insicurezza nel quale vivevano le popolazioni, nella recessione economica.
E' facile comprendere come una casa scavata nella roccia offrisse maggiore affidamento e sicurezza piuttosto che una costruita con il legno, tipico materiale dell'era medievale, tenendo anche da conto che lo scavare una grotta non rendeva necessario l'acquisto di legname da costruzione ed il suo trasporto, ed era, quindi, opera più facile ed economica da realizzarsi. Un altro elemento da considerare è costituito dalla progressiva bonifica e colonizzazione di vaste aree boscate della grande foresta che nel Medioevo ricopriva la quasi totalità della zona murgiana.
Questa tendenza compare già nel periodo della seconda colonizzazione bizantina (IX-XI secolo) e prosegue nei secoli successivi soprattutto grazie all'impulso fornito dagli ordini monastici occidentali, come i Benedettini, i quali contribuirono ad una vera e propria rivoluzione agricola nell'area, con la introduzione massiccia delle colture della vite, olivo e mandorlo. In tale contesto, in un'epoca contraddistinta pur sempre da perenni tensioni belliche e da conflitti, il ripopolamento delle campagne fece divenire quasi una scelta obbligata dei rurali la fruizione delle possibilità insediative e mimetiche fornite dai canyon naturali della Murgia.
La grotta dall'alto Medioevo sino al XIII-XIV secolo diventa dunque un modello abitativo alternativo rispetto alla casa "costruita", e che viene adottato soprattutto da chi voleva dedicarsi all'agricoltura e alla pastorizia e abitare presso i luoghi di lavoro e produzione.
Un luogo protetto, caldo di inverno e fresco d'estate, facilmente adattabile alle esigenze della vita e dell'economia rurale di quell'epoca.
La notevole aridità del territorio - sicuramente oggi maggiore che nel passato, ma pur sempre caratteristica dell'area della Murgia - ha condizionato l'esistenza di questi insediamenti umani alla realizzazione di una immane rete di canalizzazione e raccolta delle acque piovane in innumerevoli pozzi e cisterne, che affiancano le grotte di abitazione e costellano i fianchi dei canyon.
Nei mesi autunnali ed invernali, nei quali si registra una relativa piovosità, venivano così raccolte le preziose riserve idriche per i lunghi periodi di siccità estiva, cercando di non perdere neppure una goccia del prezioso liquido.
La realizzazione della complessa rete di raccolta delle acque piovane, la costante manutenzione dei cataletti, lo sfruttamento della capacità di condensazione dell'umidità atmosferica da parte delle grotte, delle rocce e delle pietraie costituiscono quindi la applicazione sul nostro territorio del modello più generale dell'oasi, che troviamo ricorrente e trionfante nelle zone desertiche e predesertiche del Mediterraneo meridionale ed orientale.
Le testimonianze del fenomeno insediativo rupestre medievale si riscontrano un po' in tutta la Puglia, dal Gargano al Salento, ma è nell'arco Taranto-Matera che troviamo la massima concentrazione di insediamenti, siano essi religiosi che civili o misti, ovvero nei territori delle cittadine di Ginosa, Laterza, Castellaneta, Palagianello, Mottola, Massafra, Crispiano, Statte e Grottaglie.
Se molte delle testimonianze del "vivere in Grotta" sono giunte sino a noi nel loro aspetto pressochè originario (esempio tipico è lo spettacolare insediamento presso l'impervia gravina di Petruscio), ciò è dovuto al fatto che in epoca basso medievale o agli albori dell'età moderna gli abitanti di questi villaggi ipogei (scavati nella roccia) presenti nel territorio murgiano, abbandonate le campagne, si sono man mano trasferiti nei centri urbani.
In altri casi (vedi i caratteristici Sassi di Matera e molti centri storici delle cittadine già citate) gli interventi successivi dell'uomo che ha continuato ad abitare in questi luoghi, protrattisi nel tempo e sino ai giorni nostri, hanno sensibilmente modificato la loro architettura originaria prettamente ipogea e medioevale.
Il valore economico e sociale delle grotte in età medievale è testimoniato dai rogiti notarili di compravendita, che fino all'età moderna indicano le cripte come luoghi in cui si svolgeva la molitura delle olive, veniva conservato il vino e il grano, oppure trovavano riparo i pellegrini. L'esistenza in un terreno di una cripta ne faceva elevare il valore catastale.
Non si parlava certamente di inquinamento o di caos; queste "città" erano tranquille, semplici ed "ecologiche".
Spesso le grotte venivano scavate su svariati livelli successivi, in taluni casi anche una decina, e se guardiamo le pareti della gravina di Petruscio ci accorgiamo della presenza di questi "piani", che ci fanno pensare ad una sorta di fantastico "grattacielo rupestre".

da www.comune.mottola.ta.it

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