Morfasso: secondo itinerario

Morfasso: secondo itinerario

itinerari e agriturismi piacentini

La nostra rubrica ci porta oggi ad una seconda visita al territorio della Val d’Arda, nel comune di Morfasso; questa volta accompagnati dal vicesindaco, Luigi Oddi, originario e profondo conoscitore di questi luoghi, che ci fa da guida.
Arrivando da Piacenza, dopo quasi un’ora di strada, si osserva il paesaggio intorno cambiare senza sosta: passato il paese di Lugagnano, la città è ormai un ricordo, con i suoi palazzi e le sue vie trafficate. La strada è un inseguirsi di curve e si inoltra nel mezzo di abeti, passando sopra torrenti. Un cartello di quelli che si vedono lungo le passeggiate in montagna avvisa che siamo arrivati in paese; qui incontriamo Luigi che ci accompagna in questa visita al territorio a bordo di una jeep.
Il comune di Morfasso si muove lungo alture comprese tra i 400 e i 1350 metri s.l.m. e il nostro percorso ha inizio dalla sua parte più bassa. La direzione è per il fondovalle ed in pochi minuti raggiungiamo il ristorante Ranch, presso il quale lasciamo la vettura. Qui ci inoltriamo in un sentiero boschivo per visitare ciò che rimane di quella che fu un’imponente abbazia benedettina, fino al 1500 sede di un forte potere amministrativo.
Sotto alle ruote un letto di terra e di foglie, mentre intorno gli alberi che sanno d’inverno ci guardano salire. Ecco una piccola spianata dove si notano gli scavi archeologici effettuati per riportare alla luce i resti del monastero, distrutto da una frana verso la metà del sedicesimo secolo.
Da qui si può nettamente distinguere come il fabbricato si trovasse in una buca, che venne inghiottita dalla montagna nella frana: tutto intorno si vede infatti il centro abitato, spostato successivamente più in alto.
E’ un luogo di notevole interesse, raggiungibile anche a piedi, se si ha la volontà di affrontare una passeggiata di dieci minuti lasciando l’auto nel parcheggio del ristorante che si trova proprio lungo la strada asfaltata; è il luogo che ricorda come Morfasso fosse una tappa delle tante diramazione della via Francigena, per coloro che passavano il valico del Pellizzone per scendere verso Roma.
Risaliti sulla jeep proseguiamo il nostro giro diretti in località Monastero, nome che non indica un preciso agglomerato di abitazioni bensì un distretto territoriale, in memoria appunto del monastero che sorgeva sulle rovine che stiamo lasciando.
Lungo il percorso si intravede ciò che resta di piccoli capolavori di architettura rurale, ormai caduti in rovina per l’abbandono; si tratta di vecchi casolari in sassi che costeggiavano la strada, insieme alla natura che ci circonda.
Abeti, costoni di roccia, crinali, alcune zone soleggiate dove si coltiva la vite, staccionate di casolari immortalati così per sempre nella loro semplicissima bellezza, prati e dirupi: queste le sentinelle dei nostri tragitti.
Eccoci giunti in località Monastero, o meglio località Rabbini, un tempo insediamento di comunità ebraiche. Un agglomerato di case in sassi con le strade addobbate dalle lanterne che penzolano dai tetti, finestre in legno e cortili che hanno trattenuto il passato nelle loro mura. Un tempo sorgeva qui un antico monastero, ora andato distrutto, ma in seguito è stato costruito un nuovo monastero, proprio nelle adiacenze, che andremo a visitare in un prossimo appuntamento (ndr).
Il pezzo forte del borgo è la chiesa di San Salvatore e San Gallo, eretta su un’altura tra il 1894 e il 1902, costruita con pietre provenienti dall’antico monastero risucchiato dalla frana: da qui si osserva un paesaggio strappafiato su tutta la valle. Qui a Monastero sorge l’omonimo agriturismo, facente parte del circuito delle strutture d’eccellenza della Provincia piacentina.
Luigi ci fa notare che ai piedi della chiesa si trova il monumento al partigiano più noto del luogo, Pietro Inzani, mentre l’adiacente albergo ristorante Piè dei Monti fino a vent’anni fa circa era meta di molti turisti ed escursionisti provenienti dalle limitrofe province.
Il territorio è vastissimo e denso di tappe da visitare, così lasciamo località Rabbini e ci dirigiamo verso il parco più conosciuto della zona: il monte Moria.
Prima di salire verso il parco facciamo tappa in un luogo davvero fascinoso: si tratta di località Taverne, interessante per la sua architettura, così diversa da quella delle zone circostanti.
Questo era infatti abitato da alcune truppe napoleoniche e le fattezze della sue case riflettono infatti uno stile ben più importante e austero di quello dell’architettura circostante: portoni con archi a tutto sesto, finestre ampie ai pianterreni e soffitte con le finestre più piccole, balconi e giardini, il tutto circondato dagli esemplari che restano di querce di origine pireneica.
La gran parte delle abitazioni è stata ben recuperata e riporta ai nostri giorni la bellezza antica: cortili dove girano animali da pollaio, muretti coperti di edera e ciottoli sulle stradine come se ancora vi battessero contro gli zoccoli dei cavalli.
Sull’angolo una casa con il muro tondeggiante, particolare, con un balcone circondato da colonnine; tutto intorno silenzio ovattato, solo le nostre voci e il suono delle foglie e del vento.
Usciamo infine da questo piccolo sogno e risaliamo in auto per raggiungere il monte Moria, lungo una strada dove il rettilineo più lungo non ti consente di contare fino a cinque! Si tratta in realtà di un grande altopiano, circondato da diverse cime, ognuna da un nome caratteristico, come ad esempio monte Rovinazzo, a memento della predisposizione del territorio alle frane.
Entriamo così nel bosco, dove un tappeto di foglie riveste un terreno vellutato. Un tempo coperto da enormi faggi, che gli resero il nome di “bosco delle fate”, è purtroppo oggi rimasto ben poco di questi giganti della natura, ancora una volta grazie all’incuria dell’uomo, che troppo spesso ignora il valore di questo patrimonio.
La zona, racconta il nostro “cicerone”, è molto conosciuta e frequentata anche dai conoscitori esperti di funghi che, grazie al particolare tipo di sedimentazione del terreno, possiedono delle peculiari caratteristiche aromatiche.
All’entrata del bosco veglia una piccola chiesa, fatta costruire da un emigrante dopo la Seconda Guerra Mondiale, dove ancora oggi si celebra la messa ogni domenica per i visitatori del parco.
Fino alla fine degli anni Sessanta, inoltre, si elevavano qui molti alberi di castagno, che venivano coltivati con cura come alberi da frutto; con il tempo l’attività è stata abbandonata ma attualmente si sta cercando di riportare vitalità in questo settore grazie al progetto “Castagneto”, che si occupa di preservare e valorizzare questo frutto in tutta Italia.
Al centro del bosco ci imbattiamo infine nel rifugio del monte Moria, un ex albergo oggi rimodernato e aperto nei weekend durante la stagione invernale e tutta la settimana durante la stagione estiva; è anche sede della Venture Academy, centro outdoor federale che offre programmi per tutti a contatto con la natura.
L’intera struttura è dotata anche di stanze da letto, oltre al locale ristorazione ed è inoltre disponibile per feste di compleanno e party.
Risaliti in macchina imbocchiamo una stradina asfaltata che attraversa il bosco e che consente il collegamento tra tutte le frazioni vicine. Da qui raggiungiamo l’ultima località del nostro percorso: San Michele, famoso per la sua omonima chiesa (San Michele Val Tolla) e per la presenza di due alberghi e di un ottimo agriturismo, anch’esso garantito dal circuito delle strutture di eccellenza.
Il borgo di San Michele ha sapore d’antico, fatto di casolari, cortili e ponti in pietra che collegano le abitazioni; stradine di beole passano in mezzo alle case e alla cappella dedicata a Santa Filomena, risalente alla metà del diciannovesimo secolo.
Il territorio è davvero vastissimo, molto ancora ci sarebbe da vedere, ma ormai il sole sta calando ed è arrivato il momento di concludere il nostro itinerario, fatto di storia e natura, di paesaggi e di un ambiente incontaminato. Ma non solo: fatto anche di strutture ricettive e di ristorazione che rappresentano un fattore di qualità per la bella provincia piacentina: sono gli agriturismi, con le loro tipiche specialità locali preparati con gli ottimi prodotti di questa terra.

Agriturismi d’eccellenza della Provincia piacentina

Agriturismo Cà Ciancia
di Davide Croci
Loc. Cà Ciancia
tel. 0523.914167 – 0523.914233
http://caciancia.agriturismipiacentini.it

Agriturismo La Risorgiva
di Paolo Calestani
loc. Oddi
tel. 0523.918338
http://larisorgiva.agriturismipiacentini.it

Agriturismo Parco Monastero
soc. coop. a.r.l.
loc. I Rabbini di Monastero
tel. 0523 914257
http://parcomonastero.agriturismipiacentini.it

Azienda Agrituristica Alla Cassinetta
di Pallastrelli Claudio
Loc. Ghirone, 1
Tel. 0523.918509
http://allacassinetta.agriturismipiacentini.it

Roberto Rossi

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link esterni al sito
sito del Comune di Morfasso
sito dell'Agriturismo La Risorgiva
sito dell'Agriturismo Parco Monastero

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