Le tradizioni in Valle d'Aosta

Le tradizioni in Valle d'Aosta

costume e folklore, feste e sagre, cucina e prodotti tipici

Fra le tradizioni più appariscenti vi sono senz'altro i costumi delle vallate che sono il recupero dell'abito quotidiano e festivo del secolo scorso. Nel costume femminile si evidenziano alcuni comuni denominatori come la cuffia, la camicetta bianca, la gonna in lana, il grembiule e il foulard, comunemente di colori vivaci. Alcune comunità, come quella di Cogne e Gressoney, hanno mantenuto questi costumi anche al difuori delle feste tradizionali e turistiche, indossandolo quale simbolo di orgoglio in matrimoni, battesimi e feste solenni. Il costume tipico richiama altre tradizioni spesso ancora più antiche e che si rinnovano periodicamente. Come per esempio il giorno di San Michele, 29 settembre, quando vi è la discesa, “desarpa”, delle mandrie dagli alpeggi e il rientro delle mucche alle stalle . In questa occasione gli alpigiani pongono le campane e i campanacci ai loro animali in corte e la gente accorre richiamata dallo scampanio che echeggia nei fondovalle. Questo spettacolo autunnale annuncia la stalla ritrovata ma anche la brutta stagione che si avvicina. Anche la salita agli alpeggi in primavera è una ricorrenza tradizionale, anche se non ha una data precisa come quella di San Michele. Giorni di riferimento per la salita, “inarpa”, è San Bernardo, il 15 giugno o l'8 giugno, per San Medardo. Una previsione meteorologica che i valdostani amano ricordare è: “Se piut lo dzor de San Medar per caranta dzor ne fei par” (Se piove il giorno di San Medardo, pioverà per quaranta giorni). Come anche amano ripetere che se piove per S.Orso, il primo febbraio, si dice che l'inverno sarà breve, al contrario se è una bella giornata l'orso esporrà al sole il suo pagliericcio che resterà poi nascosto per almeno quaranta giorni; se l'orso al contrario non potrà mettere ad asciugare il pagliericcio, lo potrà fare prossimamanete conl'anticipo della primavera. Altra tradizione del mondo pastorale è la “bataille des reines”, la battaglia incruenta delle mucche da combattimento che cercano la supremazia della mandria. Le mucche, “reine”, per poter partecipare al combattimento devono essere gravide. Attualmente si organizza un vero e proprio campionato per la battaglia delle regine e durante l'estate si fanno le eliminatorie negli alpeggi, famoso è quella che si tiene a Vertosan. La finale si svolge verso la fine di ottobre nell'arena della Croix Noir alle porte di Aosta. In primavera e in autunno le strade secondarie della Valle sono popolate da gruppi di tutte le età che praticano giochi tradizionali di squadra. Sostanzialmente i giochi consistono nel lanciare e far rimbalzare delle palle di legno con tavolette sempre di legno. Si tratta di giochi come il tsan, rebatta, fiolet e palet, definiti sports popolari valdostani o giochi regionali o etnici. I giocatori, e raramente giocatrici, parlano il patois e quindi la terminologia degli attrezzi utilizzati è difficilmente traducibile. Un gioco antico è la morra, la quale non è tanto il gioco che ha in sè del folcloristico ma è l'atmosfera che si crea attorno ai giocatori, il ritmo e le urla pittoresche dei giocatori. per quanto concerne il patois, usato al difuori della vita familiare e delle relazioni del villaggio, numerose sono le compagnie teatrali sparse in tutta la valle, come quella de “Lo Charaban”, che portano testimonianze di questa lingua. Il 29 giugno si festeggiano i Santi Pietro e Paolo accendendo i fuochi di gioia e ad ogni fuoco acceso se ne accende un'altro di risposta, e questo per ogni altura della Valle. Un'altra usanza è il segno della croce sul pane che richiama le antiche infornate che a turno venivano effettuate dalle famiglie di interi villaggi; per non fare confusione ogni famiglia segnava prima dell'infornatura le pagnotte con lo stampo della casa o con le iniziali del nome del capofamiglia. In questi marchi spesso appariva il segno della croce, così come si faceva il segno della croce prima di spezzare il pane. Oggi alcuni villaggi accendono il forno in autunno per produrre riserve di pane per le comunità; altri in estate per delle infornate dimostrative per i turisti. Per quanto riguarda le tradizioni religiose di grande rilevanza sono le processioni. Tra quelle cadute in disuso quella di Donnas ad Aosta, quella della Valdigne e quella della Valle del Gra n S. Bernardo. Tra le attuali quella da Fontainemore al Santuario di Oropa, che si rinnova ogni cinque anni intorno al 16 luglio, le processioni al Lago Miserin con partenza da Champorcher e da Cogne il 5 di agosto per la Madonna delle Nevi, la processione al lago e oratorio di San Grato e Valgrisenche, sempre per la stessa festività, la processione da Gignod e da Arpuilles-Excenex a Pointe de Chaligne il 16 agosto per la festa di San Rocco. Il 7 settembre nella città di Aosta si svolge la festa patronale di San Grato. Per quanto concerne il culto dei morti, fino agli anni '50, le parrocchie di Aosta continuavano a suonare ad intervallile loro campane dal crepuscolo e per tutta la notte, e nel pomeriggio di Ognissanti in tutti i cafè della città si distribuivano gratuitamente le caldarroste. E proprio con le foglie essiccate delle castagne si faceva la tipica “Kiuva”, un ammasso di forgliame conservato all'aperto per essere poi dato da mangiare alle capre durante l'inverno. Inoltre il legname di castagno venivano costruite travature, infissi, arredamenti domestici, utensili e altro. Anche le case rurali della Valle d'Aosta hanno una tradizione; nel passato queste oltre ad essere la casa della famiglia era anche il ricovero del bestiame. Di semplice architettura, ma concepita per affrontare i fenomeni metereologici, la casa è eretta con legno e pietra, larice, pino o castagno a seconda dell'altitudine. Le finestre sono generalmente piccole per non disperdere calore. Tra le tradizioni artigianali recuperate : il pizzo di Cogne, il drap di Vagrisenche, la canapa di Champorcher e le pantofole dipezza della Val del Lys. Con tutta probabilità il pizzo fu introdotto a Cogne dalle monache di Cluny. Confezionato con fili di lino su tombolo questa lavorazione è stata introdotta nella scuola con la costituzione della cooperativa “Les Dentellières”. A Valgrisenche, grazie al recupero effettuato dalla cooperativa “Les Tisserands” si è tornato a confezionare il tipico drappo di lana grezza con tinte vivaci e disegni geometrici. A Champorcher la tessitura della canapa è stata ripresa con la cooperativa “Lou Dzeut” e a Fountainemore è stata ripresa la confezione delle comode pantofole in pezza dette “piun”. Tutte queste lavorazioni hanno arricchito la Fiera di Sant'Orso. Un'altro aspetto della tradizione locale sono i carnevali. come quello storico di Verrès che sfarzoso nei costumi ha come fulcro il castello fortezza del paese. Particolare è il carnevale di Coumba Freida che si svolge in cinque comuni della Valle del Gran S. Bernardo, St. Rhémy en Bosses, Allein, Signayes, Doues e Entroubles. Quello di Pont Saint Martin risale ai primi del ‘900 e rievoca la leggenda legata al ponte romano, il più importante monumento storico del paese che ha compiuto i 2000 anni. Della tradizione fanno ancora parte i piatti tipici della regione, come la fontina, il lardo di Arnad, il prosciutto crudo di Bosses, il “salignum” o “sargnun” fatto con la ricotta aromatizzata con peperoncino, timo, ginepro e altre erbe di montagna. Tra i piatti tipici le zuppe di Valpelline e di Cogne.

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