La roccia dell’elefante a Castelsardo

La roccia dell’elefante a Castelsardo

grande pietra trachitica raffigurante un enorme pachiderma

La roccia dell'elefante, la grande pietra trachitica conosciuta con questo nome proprio per la sua particolare forma che sembra richiamare la figura di un enorme pachiderma, è uno dei simboli di Castelsardo. Il grande monumento naturale situato sulla strada statale n. 134 tra Castelsardo e Sedini, è facilmente raggiungibile, oltre che individuabile, infatti per chi giunge da Castelsardo è sufficiente percorrere la suddetta S.S. n. 134, oltrepassare il bivio per Valledoria e procedere in direzione di Sedini. Mentre per chi sceglie di percorrere la direttissima Sassari-S.Teresa di Gallura, di recente costruzione, basta svoltare per Sedini, per entrambi i sensi di marcia. Seguendo queste semplicissime indicazioni, è possibile ammirare uno dei monumenti più significativi del neolitico, ovvero quel periodo della preistoria che in Sardegna è compreso tra il 6° e il 3° millennio a.C. In passato la Roccia dell'elefante, come ci testimoniano gli stessi storici, era conosciuta con un altro nome: Sa Pedra pertunta, che tradotto significa la pietra traforata. Il grande monumento, insomma, non suscita indifferenza e non solo per la sua singolare configurazione, ma soprattutto per il fatto di essere un luogo testimone di un'epoca, in cui l'uomo prenuragico ha scavato e adornato di sculture sacre le pareti interne,configurando così quella che apparentemente può sembrare una roccia scolpita dagli agenti atmosferici, in una domus de janas. Per i non addetti ai lavori le domus de janas sono, secondo una antica credenza popolare le abitazioni delle fate, o di streghe o di orchi. In realtà, queste sono delle antichissime tombe ipogeiche, cioè grotticelle sotterranee che scavate sulle pareti di roccia, sono dei veri e propri monumenti di architettura funeraria facilmente rinvenibili in molte zone della campagna sarda. Articolate quasi ad imitazione delle normali abitazioni, le stesse decorazioni interne tendono a richiamare l'abitazione del defunto, quasi a sottolineare una continuità tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Nel caso della Roccia dell'elefante, le pareti interne sono state adornate con protomi taurine stilizzate, elementi fra l'altro molto comuni a parecchi monumenti protosardi, simbolo di un Dio venerato per la sua potenza, forza o coraggio. Questo fa ipotizzare che in quell'epoca ci fosse una spiccata predisposizione per tutto ciò che concernesse il mondo dell'occulto e della religiosità, consolidando la tesi secondo la quale i popoli della Sardegna prenuragica erano soliti praticare sacrifici umani. Dagli studi effettuati si suppone che la Domus dell'elefante fosse la tomba di un capo, anche perchè in una località immediatamente vicina a questo storico monumento, nota col nome di Multeddu, è stata reperita un'epigrafe che ricorda un tempio dedicato a Iside, mentre al Museo Sanna di Sassari, è custodita un'importante statua della dea Cerere, ritrovata nella sopracitata località.

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