La Ciociaria: artigianato

La Ciociaria: artigianato

itinerari nella produzione artigianale locale

Voler conoscere le opere artigianali di un popolo vuol dire apprezzarlo in tutto e per tutto. Oggetti che un tempo erano d'uso quotidiano oggi sono diventati curiosità artigianali, un'attrazione che, se da un lato è semplicemente turistica, dall'altro può essere definita opera d'arte popolare. Tentiamo in queste pagine di tracciare una mappa degli oggetti dell'artigianato ciociaro anche se impresa non facile perché il materiale è vasto. Per cominciare, il nome stesso di questa terra, Ciociaria, è un esempio dell'antichità dell'artigianato, di qui: le ciocie, l'antichissimo tipo di calzature usato dai pastori, è stato forse il primissimo prodotto dell'artigianato ciociaro. Primissimo e, oggi, simbolico. Arpino è il paese che ancora le produce artigianalmente, motivato dal "Gonfalone" che ogni anno, in agosto, le vuole calzate per la sfilata in costume ciociaro. Tra i più tradizionali oggetti dell'artigianato ciociaro comunque non possiamo dimenticare gli intarsi in legno e i mobili rustici, ancora oggi parte preponderante della produzione artigianale ciociara. Ad Anagni, le Tarsie Turri vantano una lunga tradizione che conduce lo spettatore nell'affascinante scoperta di questa antica arte del legno. Il procedimento di lavorazione consiste nel commettere ad incastro tessere di legno naturale, di varia forma ed essenza, su di una superficie unita in modo da formare un determinato disegno. Realizzate nel caratteristico laboratorio-esposizione, sito nel medioevale centro storico di Anagni, le Tarsie Turri ripropongono l'arte della tarsia lignea come mezzo contemporaneo di espressione e creazione artistica. Centro, tra i maggiori nel settore mobili, è Sora dove da secoli operano bravissimi intagliatori. Tra questi, Giuseppe De Donatis, vivente, scultore del legno, che iniziò la sua carriera accanto al padre Vincenzo nella realizzazione del Coro in legno nell'abbazia di Casamari, e che continua lasciando tracce, un pò ovunque, in Ciociaria. Oggi lo si può trovare ancora all'opera nel suo laboratorio di Sora. La città di Sora comunque vanta ormai una lunga tradizione nel settore dei mobili tanto da meritarsi l'appellativo di "città del mobile". Altri centri attivi nella produzione di oggetti in legno sono Acuto, Arpino, Boville Ernica, Ceccano, Giuliano di Roma, Isola del liri, San Giorgio a Liri, Torrice, Vico nel Lazio (famoso per le sue "madie" decorate con motivi ornamentali graffiti a semicerchi concentrici) e Villa S. Stefano. Derivati del legno sono i pifferi e le zampogne tipici di Acquafondata e Villa Latina. E' facile incontrare nel periodo natalizio zampognari all'opera nelle strade dei centri principali della Ciociaria. Il vimini e il vinchio (erba palustre che cresce sui pendii degli Aurunci) si lavorano intrecciati sottoforma di cesti, canestri, sporte, contenitori per il formaggio o per il pesce a Frosinone, Ferentino, Patrica, Posta Fibreno, Roccasecca, Sora, Vallerotonda e Villa Latina. Più antichi e più poveri, ma per questo non meno affascinanti sono gli oggetti in terracotta: dalle anfore per acqua, le cosidette "cannate", decorate a freddo con terra rossa, di Pontecorvo, ai boccali, soprammobili e lampade di Ceprano; dalle ceramiche decorate e smaltate (come le campanelle e le statuette per il presepe) di Arpino alle brocche ed ai piatti in terracotta di Aquino e Fiuggi. Da non dimenticare che Arpino e Pontecorvo hanno avuto sempre una fiorente industria della ceramica. Una preziosa collezione di statuette per il presepe di Arpino, raccolte intorno al 1909 da Athos Foco Mainardi, sono attualmente conservate presso il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari in Roma. Anche l'oreficeria ha avuto un ruolo importante in terra ciociara. Non dimentichiamo i gioielli in oro e coralli delle famose "balie ciociare". Centri principali nella loro produzione sono Alatri, Anagni, Fiuggi, Veroli. A Cervaro è visitabile il museo-laboratorio che espone gli attrezzi dei mastri orafi e gioielli prodotti dal Settecento al Novecento. I metalli lavorati e sbalzati si trovano nella valle di Comino, a Ferentino, a Serrone e a Frosinone; i ferri battuti a Vicalvi e a Veroli dove ogni due anni la Mostra del Ferro Battuto riunisce tutti gli artigiani ciociari del settore che, messi all'opera, forgiano il metallo direttamente sotto gli occhi del visitatore. Sora è anche un importante centro nella lavorazione del ferro battuto ma anche di oggetti in rame. Tra gli altri lavori risaltano quelli dei marmorai (veri e propri scultori della pietra) di Alvito e della Val di Comino come anche dei lavoratori del travertino di Anagni, estratto dalle cave locali. Il centro principale per l'estrazione del marmo, nella variante del Perlato Royal, resta il famoso Coreno Ausonio, esportato in tutto il mondo. E poi i ricami: splendidi e delicati lavori femminili, come le tele e le tovaglie ricamate di Veroli (dove si trovano ancora tappeti rustici e belle sedie impagliate), Isola del Liri e Boville Ernica, le lenzuola tessute e ricamate di Arpino, Atina, Cassino, Belmonte Castello e i paramenti sacri di Anagni, la "città dei papi". Anche se oggi il settore dell'artigianato dei fonditori di campane è scomparso, esso merita comunque una menzione ricordando che, per quasi cinque secoli, Veroli fu patria di famosissimi fonditori di campane. Essi lasciarono diversi esempi della loro arte in vari centri della provincia, della Campania e dell'Abruzzo. La più antica menzione di un campanaro di origine verolana è data dall'iscrizione posta sulla campana grande dell'antica cattedrale di S. Teodoro di Trevi nel Lazio, datata 1329 e firmata Jacobus de Verulis, il più antico esponente di una famosa famiglia di fonditori, i Melone. Anche Isola del Liri ebbe la sua fonderia con Antonio Loffredo: sue le campane nella chiesa di S. Maria dei Fiori. L’arte della lavorazione del cuoio di Acuto, Alatri e Piglio conclude questo itinerario sull’artigianato in Ciociaria, anche se involontariamente ci sarà stata qualche omissione. Sebbene il progresso tecnologico abbia compromesso il futuro dell'artigianato, certamente non l'ha privato del valore storico, etico, culturale e sociale che lo contraddistingue.

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