Kampala (Uganda) 13 luglio 2007

Kampala (Uganda) 13 luglio 2007

reportage dall'Uganda

Kampala (Uganda) 13 luglio 2007

Domani si partirà per il Karamoja. Quella odierna sarà quindi una giornata di “decompressione”, tra il viaggio di ieri per giungere in Uganda e il trasferimento di domani, per il quale si prevedono circa dieci ore di corriera. E così, questo venerdì, è dedicato alla visita della città, lungo un itinerario che ci porterà a conoscenza degli edifici più significativi. La giornata di ieri sta facendo i suoi effetti proprio questa mattina. Attorno al tavolo per la prima colazione raggiungo il gruppo che ha appena terminato la messa mattutina. Si discorre della prima notte in Uganda, dello smisurato bisogno che avevamo di riposare, di recuperare il sonno perduto. Tra caffè preparato con la moka, latte, te, orzo accompagnati da fette di pane da preparare con burro, marmellata e addirittura Nutella, scorre una mezzora. Don Sandro ci informa del programma odierno. Usciamo verso le nove e con lo stesso mezzo che ci ha portato dall’aeroporto a Kampala, raggiungiamo la prima tappa: la Tomba del re. Ingresso 2000 scellini ugandesi, circa un euro con guida. Le donne, dice, devono indossare un tessuto, che lui stesso fornisce, attorno ai fianchi, tipo pareo, rito che si osservava per consentire al re di poter individuare la sua preferita. In un inglese dialettale spiega poi le caratteristiche della struttura, in paglia e bambù, e brevemente la storia e le curiosità sui re che si sono succeduti. Nel frattempo sopraggiunge una scolaresca che, ordinati e silenziosi, ascoltano il prof o la guida, con estrema attenzione. Kampala è una classica città cresciuta e sviluppata con troppa velocità. Che non ha conosciuto sviluppo sociale, istruzione. Paesi fotocopia nel mondo, ad ogni latitudine. Terre funzionali i giochi di potere, alle logiche della macroeconomia. Territori spesso strumento anche di interessi religiosi, di qualunque credo. Con l’obiettivo che così rimangano, a lungo, per sempre… Fasulli grandi meeting, convention, G8, G9, G… che discutono appassionatamente l’infinito dramma che è la fame nel mondo. Intanto gli stessi decidono che il costo del petrolio a barile deve salire, per colpa di un conflitto che c’è da qualche parte del pianeta, e come sconfiggere l’estremismo, causa di centinaia di vittime ogni giorno. Ma dovrebbero sconfiggere loro stessi, perché è il loro estremismo quello che miete queste vittime. La farsa del disarmo dei paesi in guerra. Con al tavolo di chi decide le sorti del mondo siede pacificamente il più grande produttore di armi del cosmo. Si è vero, sono luoghi comuni, fuffa, nient’altro di più. Torniamo alla “gita turistica”. Dopo la Tomba del re è la volta della cattedrale anglicana, poi quella cattolica dedicata a St. Paul. Infine è la volta della vecchia moschea che domina dall’alto la città, per una veduta sulla foschia di Kampala. Che non è calore, non è effetto climatico. E’ smog. Milioni tra auto, bus, camion, moto e motorini, guidati con l’uso del casco in una percentuale superiore ad alcune città della nostra penisola, producono gas di scarico sottoforma più solida che gassosa. Spero che, e mi rivolgo a Voi lettori, non eravate in attesa di questo speciale come fosse una guida turistica, una brochure promozionale. Io scrivo il mio “mal di pancia” e le sue cause. Le cose buone e le cose non buone. La gente di qua, fuori da questa città che nulla centra con l’Africa nera, quella dei villaggi seminomadi. L’Africa nera è fatta di bimbi, donne e uomini che in condizioni pietose hanno nel sorriso la loro forza, salutano il tuo passaggio, con lo sguardi incantato, gioioso. Le loro mani che sventolano nell’aria, i loro occhi grandi che ridono, ti dicono cos’è l’umanità, ti parlano della straordinaria grandezza del cuore. Ah! Dimenticavo… pomeriggio in visita ad un mercatino, nomade pure quello come il popolo dei karamojon, in quanto ogni tanto le forze dell’ordine (?) li fanno spostare da dove si trovano. Oggetti in legno di provenienza congolese, strumenti musicali locali, collanine e braccialetti di carta, tipici ugandesi, e tante altre cose a pochi euro. Il nostro gruppo, me compreso, catturato da disturbi di shopping compulsivo. La sera, dopo cena, una birra in un locale vicino al nostro centro. Domani finalmente Karamoja.

Roberto Rossi

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