Itinerari pugliesi: Palagianello

Itinerari pugliesi: Palagianello

il nome, lo stemma, la popolazione

Le prime notizie scritte sul feudo di Palagianello risalgono al 1467. Tuttavia è storicamente accertato che agli inizi del XIII sec. poche persone che dimoravano in Casalrotto s'insediarono nel vilaggio rupestre di Palagianello. Sono incerte le cause che determinarono l’insediamento dei Mottolesi nel villaggio rupestre di Palagianello; questo fu dovuto, probabilmente, ad una serie di avversità: quale l’incursione dei Saraceni. Le turbolenze politiche dell'epoca, caratterizzate dalle furibonde lotte dinastiche, sfociarono all'inizio del 1400 nella definitiva crisi della monarchia angioina determinando l'insediamento degli Aragonesi sul trono di Napoli. A questi si deve la costruzione dello stato moderno attraverso la limitazione del potere dei baroni, le riforme istituzionali e la radicale riforma dell'ordinamento tributario. Nel Liber focorum Regni Neapolis, della metà del 1400, Palagianello non compare, probabilmente perché ridotto a pochissimi fuochi (non venivano registrate le tassazioni inferiori a 10 fuochi). Palagianello, il più piccolo dei sette comuni della zona nord occidentale della provincia di Taranto, geograficamente è collocato a 40° 36’ 46” di latitudine Nord 4° 34’ 39” di longitudine Est (Roma Montemario). Il suo territorio, dell’estensione di 43,27 Kmq. Confina a Nord e Nord-Est con quello di Mottola, ad Est con il tenimento di Palagiano, ad Ovest con l’agro di Castellaneta, mentre a Sud si estende fino alla distanza di 2 Km. circa dal mare Jonio, chiuso ad imbuto tra il territorio del Comune di Palagiano posto a Sud-Est e quello di Castellaneta ubicato a Sud-Ovest. L’agro di Palagianello può dirsi interamente piano ad eccezione della parte Nord, confine col Comune di Mottola, che comprende le zone Serrapizzuta e Parco del Casale e poggia sulla fascia formata da sabbie gialle prevalentemente di calcare compatto che il geografo Prof. Carmelo Colamonico in un suo studio del 1916 definisce sabbioni arenacei, chiamati tufi in generale. La natura del terreno, a somiglianza dei terreni finitimi, presenta una diversità geologica; varia sensibilmente, infatti, secondo che i diversi corpi di terreno sono siti verso Nord o verso Sud del territorio. Verso l’estremo Nord, vale a dire la zona alta di Parco del Casale e Serrapizzuta con una gran parte della zona conche i terreni sono costituiti di calcare compatto molto resistente ed in prevalenza affiorante con una breve zona verso l’estremo limite Sud nella contrada Conche della medesima natura di roccia calcarea poco affiorante. La parte mediana del territorio è costituito da sabbione calcareo compatto nella contrada Parco del Casale con scarso terreno vegetale più abbondante e più argilloso, mentre verso la contrada Conche il terreno pianeggiante comincia a partecipare della natura dei terreni meridionali. Lo strato del terreno vegetale in generale ha origine dallo stesso disgregamento delle rocce e solamente nelle zone che rasentano il fondo della Gravina di Palagianello si riscontrano limitate estensioni di terreni alluvionali di recente formazione. Le rocce, come già detto, sono nella gran parte della zona Parco del Casale e Serrapizzuta, affioranti nella proporzione di circa un terzo, fatto che limita la produttività a quello sole parti ove trovasi raccolto il terreno vegetale. La contrada Parco del Casale è quasi interamente formata da rocce inospitali che non permettono alcuna vegetazione. Per contro la zona Serrapizzuta, benché nello stesso modo povero di terreno, ma per la natura del sottosuolo più friabile, presenta nella massima parte discreta vegetazione arborea di pino marittimo. Geologicamente i terreni in esame risalgono all’era quaternaria; la parte settentrionale ad un periodo più antico e propriamente a quello della formazione dei banchi calcarei; la parte meridionale ad un periodo meno antico, e precisamente a quello caratterizzato dalla presenza delle ippuriti. Le altre zone non hanno né la natura né la pendenza di quelle prima descritte, poiché il loro terreno, nella massima parte pianeggiante, ha notevole profondità con natura silico-calcarea con alta percentuale di sabbia favorevolissima allo sviluppo del vigneto. Verso oriente ed occidente e propriamente lungo il corso dei due torrenti o canali profondi o canali di scolo delle acque impetuose che si raccolgono dopo abbondanti piogge nel letto delle gravine di Palagianello e di Castellaneta, cambia la natura del terreno, il quale, per essere generato dalle alluvioni, contiene una umidità ed una percentuale di argilla molto alta prestandosi alla coltura oltre che degli ulivi, dei mandorli, degli ortaggi ecc. Geologicamente questi terreni risalgono alla stessa era quaternaria, ma al periodo più recente di essa, ossia a quello relativo alla formazione delle dune, che, coadiuvate da fenomeni bradisismici hanno generato la formazione della immensa pianura che da Taranto corre a Metaponto e a Sibari. Il Regio ingegnere Luise Nauclerio, nell’apprezzo del feudo di Palagianello redatto il 1° settembre 1676, così descrive in termini sintetici la posizione del territorio: Gode questa terra lunga e spaziosa vista di campagna e mare, situata in luogo quasi piano fra due gravine, seu valloni, che d’inverno portano acqua da una parte per poca distanza; vi sono alcune piccole collinette, il suo aspetto è verso mezzogiorno dov’è il mare e ventilato da tutti i venti. Il suo territorio principiando da Tramontana confina con un paretone sulla gravina di Castellaneta, all’incontro della città juxtra la difesa di Selvapiana della città di Mottola e dalla parte verso Levante continua da esso paretone in fino alla Specchia di Montecalvo, caminando verso mezzogiorno continua detto paretone sino al luogo dettoCcolombo di Vito Pampano juxtra li confini di Mottola e confini di Palagiano. Si estende dal detto Colombo di Vito Pampano sino alle Conche del Sigre.e da esse alla via di Taranto ed arriva alla Specchia della difesa di S. felice passa sopra la Cappella di S. Giovanni delli Canali e ti va sino verso mezzogiorno a sinistra sino ad un’altra Specchia ch’è sopra li Portini di Taverna (Trovara?) e laminasi verso ponente per insino alla Fonte della Lama di Taverna dove vi è un termine di pietra con croce sopra; e caminando per libeccio si va per un altro limitare sino sopra la Fontana di Calce (Calzo?) e di S. Maria di Lenne e si passa per un luogo dove si dice Macchiaterlizza e ti va sino ad una strada carrera che viene da Brudino (Bradano?) e traversa e Fontana Palombo dove terminano li confini di Palagiano. E cominciando per il territorio delle difese di Padule Montana (Palude Molisana) e Conocchiella della suddetta strada Carrera, caminando poco distante dalla fonte della difesa di Palagiano si va al Giogone di S. Nicola e mediante un pozzo d’acqua sorgente si va alla marina di spiaggia che va a Taranto e svolta sino alla bocca del fiume di Castellaneta, seu Lato, e da quelo luogo si entra alli confini di Castellaneta e camminando sopra si va alle Saline, dove si fa il sale del Reg° Fondaco di detta città, e per la riva del fiume di Castellaneta si va al paretone della Lama della Gravina di dove si è principiato la descrizione di detti confini che circuiscono tutto il territorio di Paligianello, quale circuito è di miglia diciannove in circa…. L'abitato di Palagianello si trova a 133 m. sul livello del mare, accessibile dalla Strada Provinciale n. 38, che verso Nord conduce a Mottola ed a Bari mediante la Strada Statale 100 e l’Autostrada A/14, mentre verso Sud porta alla S.S. n. 7 – Appia che porta a Taranto, a Castellaneta, a Matera oltre che verso la Calabria, che si raggiunge utilizzando la Strada Statale 107 Jonica. Il nucleo antico dell'abitato, risalente al XIV secolo, corrisponde alla parte più elevata del paese, l'attuale piazza Pazza De Gasperi, già Piazza Centrale e prima ancora Largo Chiesa; lì furono costruiti i primi edifici, simboli della comunità e dell'autorità feudale: la Chiesa Madre di San Pietro Apostolo ed il Castello che fu dei Domini Roberti, dei de Ribera ed infine dei Caracciolo marchesi si Santeramo In una prima fase l'insediamento urbano si sviluppò ai piedi del Castello e tutto intorno alla Chiesa Parrocchiale, poi, lungo due direttrici, verso Sud e verso Est dal momento che l’espansione ad Ovest era preclusa dalla presenza della Gravina che fu interessata, lungo il costone ovest, dal primitivo insediamento umano nei documenti riportato sotto il nome di Palajanum Vetus. La topografia dell'abitato assunse un nuovo assetto nel secolo XIX, quando l’espansione urbanistica interessò, oltre la parte Nord-Est, anche la zona posta a Sud del tracciato ferroviario ed assunse un impianto urbanistico a scacchiera rimasto invariato nel tempo.

La Popolazione
Palagianello compare nella tassazione del 1532, sotto la dominazione spagnola. Il sistema tributario spagnolo, pur rifacendosi a quello aragonese, era molto più preciso e fiscale; ogni colletta era stata abolita e non venivano tassate le comunità con meno di dieci fuochi, s'imponeva solo una tassa annua di dieci carlini a fuoco, con l'esclusione degli ecclesiastici e dei poveri. La tassazione doveva avere una periodicità triennale ed essere ostiatim (porta a porta), i numeratori avevano l'obbligo di procedere alla rilevazione dei fuochi, percorrendo strada per strada l'intero paese, in modo che dalla ricognizione non fosse escluso alcun fuoco. L'eccessiva fiscalità portò i compilatori a indicare case vuote e disabitate; furono computati talvolta anche dei nuclei familiari che, per numero di figli o perché poveri, avrebbero dovuto essere esclusi, provocando malcontento e numerosi reclami. Il Dizionario Ragionato del Regno di Napoli reca i dati relativi alla statistica, dal 1532 al 1669, dei fuochi per i quali Palagianello era tenuta a pagare la tassa di focaggio Da detto Dizionario risulta che la tassa nel

1532 fu di fuochi 38
1545 fu di fuochi 70
1561 fu di fuochi 116
1595 fu di fuochi 121
1648 fu di fuochi 35
1669 fu di fuochi 71

Altre notizie sulla numerazione dei fuochi sono state riportate nell’apprezzo redatto dal Regio Ingegnere Luise Nauclerio eseguito il 1° settembre 1676, dove è detto che la detta Terra di Paligianello si conta secondo l’ultima numerazione in fuochi settantadue. Vediamo come possono utilizzarsi le statistiche fiscali ai fini di quelle demografiche. La numerazione dei fuochi ebbe una notevole importanza nelle indagini sulla popolazione condotta fino agli inizi del secolo XIX, poiché la tassa foraggio, allora, veniva pagata dalle Università (Comuni) alla Regia Corte in relazione alla numerazione dei fuochi (famiglie) che venivano accertati mediante la compilazione, da parte della Commissione catastale, del Catasto Fuocatico (numerazione delle famiglie), che si svolgeva periodicamente in tutti i paesi del Regno di Napoli. Anche oggi tali statistiche consentono di determinare, sia pure con approssimazione, e analizzare gli aspetti di carattere demografico. Tenendo presente, infatti, la numerazione dei fuochi e conoscendo la media ampiezza degli stessi, che alcuni valutano a 7 persone a fuoco, altri a 6 ed altri ancora a 5, si può ricostruire lo sviluppo della popolazione in un intervallo di tempo. Adottando lo stesso coefficiente indicato dal Beloch per determinare la popolazione di terra d’Otranto intorno al 1595, si può ammettere che, per Palagianello, la media ampiezza per ogni fuoco era di 5 persone. Passando a valutare i dati delle numerazioni di Palagianello, il primo elemento che emerge nel periodo considerato, è che, in un lasso di tempo di circa 150 anni, i fuochi – e conseguentemente la popolazione dimorante – raddoppiano; si rileva che ai 38 fuochi accertati nel 1532 fanno riscontro i 72 della numerazione eseguita nel 1676, con un aumento di 34 fuochi che fanno salire la popolazione da 190 a 360 abitanti. Dall’esame della Tav. 1, si rileva che la popolazione di Palagianello tende verso l’aumento, con la sola eccezione del 1648 per le cause che poi diremo, raggiungendo la massima numerazione di 121 fuochi, circa 6°5 abitanti, nel 1595. Continuando l’esame della Tav. 1, si nota subito che le numerazioni eseguite dopo il 1595 registrano un calo. Quella del 1648, la più bassa, registra un declino non solo rispetto al 1595, meno 86 fuochi, ma anche nei confronti del 1532, meno 3 fuochi. E’ questo un fenomeno certamente tra i più rimarchevoli nella dinamica demografica di Palagianello che nel periodo compreso tra il 1595 ed il 1648 registra una diminuzione di circa due terzi della popolazione (cfr Tav. 2). In quel periodo si verificarono avvenimenti che portarono ad una diminuzione della popolazione di tutta la terra d’Otranto. Per Palagianello, invece, il forte calo della popolazione va individuato, oltre che nelle difficoltà proprie dell’epoca, soprattutto nella mancanza di mezzi di vita e di sviluppo del Casale non improntate a sviluppi futuri, per questo evidentemente una forte migrazione verso Casali che assicuravano condizioni migliori. Tuttavia il periodo di tempo compreso tra il 1648 ed il 1669 presenta per Palagianello un aspetto interessante e alquanto inspiegabile; sulla base della documentazione che si è potuto consultare risulta che, mentre nei comuni vicini, in terra d’Otranto e in tutto il regno, la popolazione tende a diminuire (cfr. Tav. 3), per il malgoverno, per l’infestazione dei bruchi (1661), per la peste e le carestie (1650-1651-1656), per le levate per rifornire le armate spagnole impegnate nelle guerre di Fiandre e della Catalogna, Palagianello inspiegabilmente raddoppia la sua popolazione. Probabilmente, nel periodo considerato, Palagianello deve essere stato interessato da un massiccio movimento migratorio di ritorno, non potendosi certamente accettare l’ipotesi che l’incremento demografico naturale possa aver influito in maniera importante nello sviluppo della popolazione.

Il Nome
Per quanto riguarda il toponimo non è facile stabilire l'origine del nome “Palagianello”
È doveroso premettere che nel presente lavoro non v’è pretesa alcuna di ricercare scientificamente l’etimologia del nome, perciò si riportano acriticamente alcune interpretazioni, lasciando agli studiosi di cose medievali e classiche il compito di approfondirne l’origine ed il significato. Alcuni studiosi parlano di forma diminutiva di Palagiano. Secondo P. Adiuto S. Putignani “non si può parlare dell’una (Palagiano) senza pensare all’altra (Palagianello), perché un nome chiama l’altro, essendo il secondo diminutivo del primo. Divergente la spiegazione di Saverio La Sorsa e di P. Primaldo Coco che fanno derivare da “Palavius” il nome Palagiano e da “Gallius” quello di Palagianello.
Giovanni Colella parlando di Palagiano e Palagianello, dice che:

“ricordano indubbiamente un gentilizio PALAVIUS, donde PALAVIANUM o PALAGIANUM, nomi ben noti all’onomastica romana. Si ha menzione di questi paesi già nell’alto medio evo”.

Non può in ogni modo sfuggire la circostanza interpretativa del Coco, del Colella e del La Sorsa (Palavianum) e del Putignani (Rus-Palagi-Palagi-anus) sull’origine rurale dei casali e dei paesi del Salento sorti a seguito della diffusione e riorganizzazione del latifondo durante l’impero romano, i cui nomi hanno radice gentilizia, patrizia o legionaria seguiti dal suffisso “anus”; anche se, poi, il Putignani indulge ad un’etimologia mitica Pa(l)agiano, derivandola da Pa(n)agiano, dal nome del dio Pan, protettore dei pastori, cui originariamente era dedicato un tempietto attorno al quale sarebbero sorte abitazioni pastorali, con successivo mutamento di “”Pan” in “Pal”.

Per dovere di cronaca non si vuole tralasciare una interpretazione suggestiva ed alquanto elaborata che vuole Palagiano derivato da Pale-Giano: in latino Pales (dea delle messi e della pastorizia) e Janus (dio bifronte della saggezza e della preveggenza), vale a dire un Rus (campo) Pagus (villaggio rurale) essenzialmente legato all’agricoltura ed alla pastorizia.

Gli storici di Palagiano Vincenzo Cetera e Giovanni Carucci, a proposito del toponimo Palagiano fanno delle ipotesi.
Il primo, vale a dire Vincenzo Cetera, non esclude che Palagiano trae il proprio toponimo dal greco (pa????-s????) “Palaios-Schenè”, cioè “Antico accampamento”, antica dimora, o anche pa?a???-?a??? (Palaigànos) antico ristoro, mentre il secondo, ovvero Giovanni Carucci, è dell’avviso che il nome Palagiano è sicuramente di origine greca e, nell’esporre il risultato delle sue ricerche, formula alcune ipotesi concludendo che Palagiano sia stata originariamente denominata ???a??? ??????? (pr. Palaiòn Farelon = porto antico) dal toponimo di una località a sud di Atene che ancora oggi si chiama Palaiòn Faliron e che è per l’appunto l’antico porto di Atene, ad Ovest del quale è situato oggi il nuovo porto di Atene, denominato Neòn Faliron.

Infine, alle ipotesi fin qui elencate v’è da aggiungerne una nostra, poiché si propende a dare una connotazione rurale al nome Palagiano, non bisogna dimenticare che esso oltre ad essere poco lontano da Taranto (città magno-greca) fu dominato dai bizantini fino ad epoca normanna, per questo non v’è da escludere, secondo noi, un’ascendenza greca che potrebbe risultare dall’unione delle parole: pa?a??? (vecchio) ??µ?? (pascolo), donde pa?a?? - ??µ?? = ??????????? latinizzato in PALAJAN(OM)UM - PALAJANUM.

Lo Stemma
Dalla riappropriazione del Territorio al recupero della dignità dell’àrme

Durante la dominazione aragonese, nell’ambito del riordino delle province del regno, furono inventati gli stemmi che le distinsero e le disegnarono nel linguaggio grafico del blasone; nel tempo si diffuse l'uso e nel 1600 tutte le Terre e le città ne furono dotate. Da sempre la concessione dello stemma comunale è stato disciplinata dalle leggi. Intanto è da affermare che la rivoluzione francese, con le leggi 25 settembre e 16 ottobre 1791, sancì l’iconoclastia degli stemmi. Da Napoleone in poi, rifacendosi ai primitivi modelli, i blasoni furono disciplinati da norme legislative che condussero alla costituzione della Commissione del Sigillo in Francia e alla Consulta Araldica in Italia. Dopo la proclamazione del Regno d’Italia, fu emanato il R.D. 10 ottobre 1869, n. 5318 che, con richiamo all’art. 79 dello Statuto Albertino, istituì la Consulta Araldica, per dare parere al Governo in materia di titoli gentilizi, stemmi ed onorificenze.
Nel decreto suddetto e nel Regolamento 8 maggio 1870 gli stemmi comunali non sono presi in considerazione, tuttavia, essi si intendono come un dato di fatto e di diritto, tanto che, in relazione all’art. 24 del Regolamento del 1870, la Consulta dettò le regole alle quali gli ornamenti esteriori degli stemmi dovevano conformarsi. Il R.D. 5 luglio 1896, n. 314, il cui art. 72, peraltro, istituì il Libro araldico degli Enti morali, chiari che gli stemmi comunali dovevano essere governati dalle leggi araldiche.

I Comuni possono servirsi:
dell’àrme o simbolo ad essi riconosciuti, giusta le norme dettate dal regolamento tecnico araldico per l’ornamentazione degli stemmi, a norma del R.D. 13 aprile 1905, n. 234, il quale stabiliva, anche, la foggia della corona di Città, di Comune, di Provincia e di altri Enti morali.
Successivamente la materia fu regolata dalle seguenti disposizioni di legge:
R.D.L. 20 maggio 1924, n. 442, contenente norme per la disciplina e l’uso dei titoli ed attività nobiliari;
R.D. 21 gennaio 1929, n. 61, che approva l’Ordinamento dello Stato nobiliare italiano;
R.D. 9 ottobre 1930, n. 1404, che apporta modifiche al decreto n. 61;
R.D. 12 ottobre 1933, n. 1440, concernente l’istituzione del ; successivamente abrogato con D.Lgt. 10 dicembre 1944, n. 394, con conseguente revoca di ogni relativa concessione. Tale figura araldica fu, quindi, tolta dagli stemmi che la contenevano, ed in essi il campo dello scudo è coperto interamente dalle insegne del titolare dello stemma;
D.L. 6 giugno 1943, n. 651, che approva il nuovo Ordinamento dello Stato nobiliare italiano il cui art. 31 prevede che gli stemmi delle Provincie e dei Comuni non possono essere modificati. Essi hanno la forma cosiddetta sannitica, con la corona e le ornamentazioni prescritte, senza sostegni o tenenti o motti, salvo antiche e provate concessioni. La forma degli antichi gonfaloni non potrà essere modificata;
R.D. 7 giugno 1943, n. 652, che approva il Regolamento per l’esecuzione del decreto n. 651;
Subito dopo il recupero, sia pure parziale, del territorio, che come detto, unitamente alla popolazione ed alla personalità giuridica sono gli elementi essenziali senza dei quali un Comune non ha ragione di essere, il Consiglio comunale, giacché il nome fu sempre conservato, nella considerazione del fatto che da sempre lo stemma è stato ritenuto come il simbolo, quasi l’incarnazione del territorio, poiché nell’emblema è condensata tutta la storia della gente locale, ne deliberò l'adozione, non solo in ricordo delle vicende passate, ma, soprattutto, per onorare, restituire dignità e ridare personalità al Comune ricostituito.
Non essendovi traccia tra gli atti conservati nell'archivio comunale, fin dal 1911 fu affidato incarico al Presidente della Consulta Araldica in Napoli, conte Francesco Benazzi, affinché identificasse lo stemma che, poi, fu individuato in quello che era stato proprio dell'Università (Comune) di Palagianello.
Il bilancio di "Introiti ed Esiti", formato "Li 5 febraro 1743" dal Sindico, ed eletti al Governo della Magnifica Università del Casale di Paligianello", fornisce la documentazione iconografica (Fig. 1) dello stemma di Palagianello; il sigillo impresso in calce ad esso fu ripreso e, opportunamente modificato per adeguarlo alle norme araldiche, restituito al Comune di Palagianello cui spettava, e spetta, il diritto di farne uso.
Quell'impronta è anche riportata in calce alla "Releva" di "..tutti li corpi stabili, Annue rendite, cenzi, ed animali...", che i Caracciolo, feudatari dell'epoca, possedevano "...nel sudetto Casale nostra Patria..." eseguita dal Sindaco ed eletti "Li 17 febo 1743".
Abbiamo avuto la possibilità di prendere visione di quest’ultimo sigillo il quale è fedele alla descrizione a suo tempo fatta dal Presidente della Consulta Araldica, poiché l'impronta riporta una mucca pascente su un prato, con vitello poppante, nella parte superiore un Angelo con ali spiegate ed in quella inferiore il motto: "Medicina Dei".
La forma attuale dello stemma fu sancita il 4 agosto 1913 con deliberazione del Consiglio Comunale n. 48, mediante la quale fu riconosciuto ed adottato.
Successivamente, con Decreto Ministeriale del 2 settembre 1914, trascritto nel libro araldico degli Enti Morali, al Volume I, pagina 38, il giorno 6 settembre 1914, il Comune di Palagianello ottenne l'autorizzazione a farne uso.
In quel Decreto lo stemma è descritto:

"di azzurro alla mucca pascente col vitello poppante, il tutto d'argento".
Motto: "MEDICINA DEI".

Laddove Medicina Dei, dall'ebraico Raph-El (Raffaele) vale a dire Medicina di Dio, oppure Dio risana, oppure Dio guarisce - va riferito all'Arcangelo San Raffaele, forse, all'epoca, patrono di Palagianello. Secondo le regole araldiche - le quali suddividono le figure degli scudi in "Araldiche" (partizioni, pezze onorevoli e pezze araldiche), in "Naturali" (tratte dall'antropologia, dalla fauna, dalla flora, dall'astrologia, ecc.) ed in "Ideali" (tratte dalla mitologia, dall'angiologia, ecc.) -la figura dello stemma di Palagianello appartiene a quelle così dette "naturali", infatti, vi sono rappresenti la mucca ed il vitello (fauna) ed il prato (flora), mentre, sempre secondo le regole araldiche, il colore azzurro rappresenta il firmamento e l'oceano ed esprime amore e gelosia; l'argento, invece, rappresenta la luce e l'aria fra gli elementi. A conclusione di queste brevi note sullo stemma, è opportuno far osservare che i Comuni hanno l’obbligo di vigilare affinché l’emblema comunale non sia usato da enti diversi o da persone, stante il fatto che il simbolo spetta, di diritto, esclusivamente all’Ente Comune e l’uso di chi non abbia titolo lede il diritto di dominio da parte del Municipio, il quale ha la facoltà di impedirne l’uso ogni volta che lo crede([12]).

testo e ricerca a cura di Vito Vincenzo di Turi
da www.comune.Palagianello.ta.it

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