Il promontorio di Capo Caccia

Il promontorio di Capo Caccia

archi, cavità marine, cale e calette, gallerie naturali...

Il promontorio di Capo Caccia s'innalza a picco sul mare per 168 m. di altezza con circa 7 km. di estensione, chiudendo a sud l'ampia insenatura di Porto Conte. Le onde che s'infrangono continuamente contro le sue pareti non sembrano scalfire questo imponente monumento naturale, nonostante esse l'abbiano modellato fin dall'era Cretacea (135-65 milioni di anni fa) creando altre opere quali archi, cavità marine e gallerie naturali. Adeguatamente attrezzati è possibile salire tramite ripidi sentieri fino al faro di Capo Caccia, noto come Semaforo, da dove si ammira un'ampia panoramica che comprende anche l'isola di Foradada (bucata), interamente attraversata dalla grotta dei Palombi, lunga 110 metri. Rimanendo lungo la costa prospiciente l'isola, si visita la bellissima cala d'Inferno, da dove una falesia s'innalza fino ai 271 m. di Punta della Pegna sormontata da una piccola torre che guarda l'Isola Piana. Continuando verso nord è possibile giungere a falesie, come Punta Carone (171 m.), Punta del Leone (284 m.), Punta del Cristallo (326 m.); da quest'ultima si ammirano le calette dell'Argentiera. Il massiccio di Capo Caccia termina a nord con la Marina di Lioneddu, la Puntetta della Ghisciera e Punta del Gallo. Tra i luoghi più visitati di Capo Caccia è certamente la famosa Grotta di Nettuno, fra le più spettacolari del Mediterraneo, databile a circa 2 milioni di anni fa. Apposite passerelle e una moderna illuminazione permettono di ammirare un ambiente assolutamente suggestivo articolato su diversi anfratti e laghetti collegati tra loro da stretti passaggi. Sul fondo si trova il bellissimo lago Lamarmora, profondo fino a 10 m., a cui fanno da cornice colonne di roccia e stalagmiti alte fino a 15 m.; alla sua destra, un sentiero conduce alla Stanza delle Rovine e da questa a La Reggia, la più ampia delle sale caratterizzata da imponenti stalagmiti e stalattiti che sostengono il tetto della grotta. In riva al lago è anche una piccola spiaggetta un tempo frequentata dall'ormai estinta foca monaca. La stessa strada che giunge all'imboccatura della escala del Cabiròl, porta anche sul versante orientale di Capo Caccia, prospiciente il golfo di Porto Conte, arrivando fino alla torre del Bulo (XVII sec.); da qui una gradinata scende alla Grotta Verde, nota anche come Altare di S. Erasmo, di grande interesse storico e archeologico, dove sono stati rinvenuti reperti risalenti al VII-VI millennio a.C.. Accessibile solo dal mare, la terza delle grandi grotte di Capo Caccia, la Grotta dei Ricami che si apre a 4 m. d'altezza dal mare conservando all'interno uno straordinario spettacolo di rocce calcaree. Sulla stessa costa, verso l'interno di Porto Conte, è la Grotta della Dragunara, in prossimità dell'omonima cala, che si allunga per circa 30 m. fino a due laghetti a livello del mare.

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