Il Po nel piacentino

Il Po nel piacentino

lambisce maestoso la provincia di Piacenza, da Castelsangiovanni a Monticelli d'Ongina

Divino per i Latini, che lo chiamavano "Padre", il Po lambisce maestoso la provincia di Piacenza, da Castelsangiovanni a Monticelli d'Ongina, affiancandola nella parte che guarda alla dirimpettaia, e più industriale, Lombardia. Provenendo da Milano, a soli tre quarti d'ora di automobile, attraverso la strada statale Tidonese, si incontra il Po all'altezza di Castelsangiovanni, dove si di parte anche la Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini.
Qui il Grande Fiume s'infila a slalom in Emilia, facendo da placido specchio alle boschi ne di pioppi bianchi e neri, ai salici che sempre più rari spuntano da radure, amene spiaggette, e golene, selvaggio e ricco sottobosco, sotto il battito d'ali di eleganti aironi, gabbiani reali, solitarie garzette, nell' ovattata atmosfera nordica di vecchie cascine e campanili di quella Bassa che Guareschi ha raccontato al mondo con le gesta di Peppone e don Camillo. E' la stessa campagna che ha permeato di magie, celebri pellicole cinematografiche firmate Soldati, Bertolucci, e opere d'arte di quel genere Fantastico che ha dato unicità alla pittura padana fino agli espressionistici acuti di Ligabue.
Qui il Po scorre lento e maestoso in un destino incrociato con quello della città, da qualche anno eletta "capofila" di un vasto piano interregionale di promozione turistica del Grande Fiume sotto l'egida della Consulta delle 13 Province del Po. E' in cantiere una serie di iniziative da esporre nella vetrina internazionale del "turismo dolce" ed ecosostenibile: crescono le ciclovie (a est della città, è già percorribile il primo tratto della "Via Po", la pista ciclabile, più lunga d'Europa, dalle sorgenti all'Adriatico...), diventano sempre più variegate le uscite guidate in motonave, si moltiplicano gli itinerari enogastronomici, culturali, naturalistici.
Nella sua corsa di 652 chilometri dal Monviso al mare, qui il fiume più lungo e imponente d'Italia sembra rallentare in larghe anse, per svelare testimonianze e tracce di leggende, eventi che hanno fatto la Storia d'Italia e d'Europa (in queste campagne, il Barbarossa tenne la famosa Dieta di Roncaglia, negli anni 1154-1158), di folklore, cultura popolare di marcata identità, tra rocche e castelli, imponenti centrali elettriche (la centrale idroelettrica di Isola Serafini, attiva dal 1962, e l'ex-centrale Emilia sono aperte alle visite guidate), è stato mantenuto anche quel mulino a vento (località San Nazzaro) immortalato da Bacchelli nelle splendide pagine de "Il mulino del Po". Al viaggiatore non mancano occasioni per ristorarsi con specialità locali offerte da antiche osterie, trattorie e ristoranti affacciati sull’argine.
Il Po è vissuto tantissimo dalle sue sponde (la città vanta due importanti società canottieri, la "Vittorino da Feltre" e la “Nino Bixio" che hanno sfornato campioni di canottaggio). Ma soprattutto il Po qui è nella vita, nei discorsi della gente. In queste acque viveva un mito: il “Moby Dick" del Po, lo storione, che tuttora frequenta gli amarcord dei pescatori del posto; da Roncarolo (presso Caorso) anni fa, quando il Grande Fiume era “il mare" dei piacentini, partivano spedizioni di pescherecci per la cattura di questo pesce enorme, furbo e forte che, si racconta, sia arrivato risalendo le acque, fin dal Volga. Oggi ha un successore poco amato ma che fa parlare molto di se. E' il pesce siluro, il cui peso può raggiungere anche il quintale: in zona hanno varato una manifestazione ad hoc, “Viviamo il Po", che oltre a proporsi come festa popolare, offre ai pescasportivi l’opportunità di dimostrare quanto sono bravi riproponendo il Master di pesca al siluro.
Sempre a est della città, presso l'ansa tra Caorso e Monticelli, l'antica Rocca ospita tre importanti istituzioni museali: il Museo Civico, il Museo Etnografico del Po con acquario e il museo della civiltà contadina).
Da visitare anche uno dei luoghi naturalistici più interessanti di tutto il medio territorio padano: l'Oasi di Pinedo. La presenza della centrale nucleare di Caorso, inattiva da anni, ha fatto sì che zone limitrofe vincolate dall'Enel siano rimaste immuni da interventi d'antropizzazione. La conservazione di zone umide dove è vietata sia la caccia che la pesca ha consentito negli anni la nidificazione e la sosta durante le migrazioni di numerose specie di uccelli, tra cui i principali rapaci ed aironi, compreso il raro Airone Rosso.
C'è una nuovissima imbarcazione, la Calpurnia, che effettua due tragitti lungo l'itinerario Piacenza-San Nazzaro, attraversando proprio queste splendide aree naturalistiche. Guado piacentino eccelso, nei pressi di Calendasco (a ovest della città) nell'anno 990 per l'abate Sigerico, futuro arcivescovo di Canterbury, e per Napoleone nella primavera del 1796, che si apprestava ad affrontare l'esercito austriaco nella vallata del Po, oggi il fiume fa di tutto per farsi conoscere e apprezzare in tutte le sfaccettature: una volta all'anno, nel Piacentino, in simultanea con le restanti province rivierasche, da Cuneo a Rovigo, le sue sponde e le sue acque accolgono la Giornata nazionale "Un Po per tutti" mettendo in mostra "occasioni" e "risorse" da sfruttare: a questa frequentatissima kermesse di sport, cultura, spettacoli, gite sul fiume, degustazioni e visite guidate che si tiene ogni anno la prima domenica di giugno, si aggiungono altri eventi come la promozione di guide turistiche ("La dispensa del Po" che guidano ad assaporare lo straordinario patrimonio dei prodotti tipici), l'inserimento delle piste ciclabili in un sistema di percorribilità di scala europea, il potenziamento di strutture a sostegno della navigazione fluviale.
Dal fiume nel territorio di Mortizza, è visibile la famosa “sassaia dei tedeschi”, un’opera di rinforzo della riva in pietre e sassi costruita dal tedeschi, durante la seconda guerra mondiale. Sempre in territorio di Mortizza si trova una località contornata da un grande bosco dove, si racconta, morirono e ci furono sepolti pellegrini ed appestati. Antiche carte documentano l'esistenza di un bosco vastissimo dalla fitta vegetazione, da cui deriverebbe il nome di "Bosco dei Santi". Merita una citazione il grosso borgo di Noceto, che sorgeva sulla sponda lombarda, sommerso dalle acque del Po dopo una violentissima piena. Narra la leggenda che nel silenzio delle notti di luna si sentisse ancora suonare la campana sulla torre della chiesa. Fu proprio questa leggenda ad ispirare Giovanni Guareschi che scrisse uno degli episodi più poetici nei suoi famosi libri su Don Camillo e Peppone. Caselle Landi fu teatro di sanguinose battaglie come testimonia la "Cappelletta dei morti della Porchera", dal nome della strada usata per condurre i porci al pascolo nei terreni lungo il Po. la cappella in muratura sorge sui resti di un cimitero dove furono sepolti i soldati spagnoli ed ungheresi uccisi nel conflitto del 1745, devastato in seguito da un'alluvione. Ogni anno è meta di una solenne processione con pellegrinaggi di barcaioli e pescatori provenienti dalle località rivierasche.

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veduta del fiume Po a Piacenza
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