Il pane di San Nicola

Il pane di San Nicola

tradizioni a Capitignano

Il patrimonio del culto popolare di S. Nicola, affidato alla preparazione e all'offerta dei pani cerimoniali denominati "le cacchiette", si è notevolmente ridotto. Negli anni 1997 e 1998, con la rilevazione sul campo, è stato compiuto un censimento, nel centro di Capitignano e nelle frazioni, che ha consentito di accertare la reale portata della "conservazione" della tradizione, conoscere le famiglie che la praticano e le matrici culturali che permettono lo svolgimento del rituale civile su "Santo Nicola", così chiamato, la cui vita leggendaria, le fonti e l'iconografia si caratterizzano a Capitignano per la mancanza assoluta di elementi di liturgia religiosa che lo rappresentano nel giorno che precede (preparazione pani) il 6 dicembre (distribuzioni pani), data della sua morte. Dal secolare patrimonio della società contadina del luogo, intorno al pane, bene primario, scambiato in occasione delle nascite, presente nella dote, offerto nei funerali e benedetto in occasione della ricorrenza di S. Antonio Abate, si sono caratterizzati eventi, cicli, consuetudini di un linguaggio comune della società contadina. Anche per il rito di S. Nicola il pane dunque è presente ma sotto forma di panicelli e di un "lascito", termine spesso ricorrente nelle interviste sul campo, che raccoglie intorno a sé una sorta di testamento non scritto, "offerto" alle persone defunte appartenenti allo stesso gruppo familiare, che in vita avevano preteso un obbligo morale: dare continuità al rito delle "cacchiette". Una pratica ereditata, dunque, dalle famiglie, che al proprio interno fanno vivere significati di vita e morte e si avvicinano sempre più e si congiungono, nella ricorrenza di S. Nicola. È un appuntamento calendariale, per verificare la non interruzione del "lascito"; la cerimonia è il giorno in cui busseranno alla porta i ragazzi per chiedere le "cacchiette". Nell'affermazione "Sia benedetta l'anima dei morti" si chiede il pane e nella risposta della famiglia "Dio lo faccia" si cela la memoria dei propri defunti, secondo la cultura popolare, che qui assume un valore comune nell'area geografica di Capitignano e delle frazioni, ma non oltre, quasi si volesse limitare la pratica rituale in un solo ambito geografico, significando questo, secondo alcune fonti di tradizione orale, che " i defunti vagano nelle campagne in attesa di essere soddisfatti". La famiglia che non ha interrotto la produzione di pani propiziatori, li offrirà simbolicamente anche ai propri defunti attraverso la mediazione dei ragazzi che simbolizzano la purezza, l'innocenza di "quell'incontro" soprannaturale. Ricordo e memoria infine congiungono l'esperienza di questo "voto" al patrimonio culturale di una comunità che per i significati autoctoni rappresenta un Bene Culturale da proteggere e da tutelare. E la "tutela", quindi, come ricorso a non alienare definitivamente l'esperienza di "Santo Nicola" deve intervenire, affinché questa lunga memoria collettiva non sia rimossa dalla cultura popolare.

da www.comune.capitignano.aq.it

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