Il castello di Mesagne tra realtà e leggenda

Il castello di Mesagne tra realtà e leggenda

Le leggende del Gallicano, del furto dell’olio e la principessa Vittoria Capano

La fervida fantasia popolare ha ispirato miti e leggende, che vedono il castello al centro di incredibili vicende, e che ci sono spesso state tramandate oralmente dai più anziani. Queste credenze presentano diverse varianti, qualcuna davvero meravigliosa. Ci sono storie con passaggi sotterranei, con singolari episodi di guerra e perfino riguardanti camere di tortura. Al pari delle leggende, catturano l’attenzione storie realmente accadute, ma che sono del tutto singolari. Ad esempio sono documentate storie di misteriose sparizioni d’olio o di una principessa imprigionata.

La leggenda del Gallicano
Nel sedicesimo secolo le truppe francesi tennero Mesagne in scacco con un lungo assedio. I cittadini, rifugiatisi nel castello, si difesero coraggiosamente, ma il tradimento di un abitante permise ai francesi di penetrare all’interno delle mura. I nemici misero a ferro e fuoco la città, e anche il castello, alla fine, fu preda dell’impeto dei francesi. Si narra che, mentre gli assedianti festeggiavano la vittoria, il loro comandante, chiamato il Gallicano, venisse colpito alla testa da una grossa pietra. Per sfuggire all’assedio, infatti, alcuni mesagnesi si erano rifugiati sul campanile della Chiesa Madre e proprio da lì avevano scagliato la pietra che aveva ucciso il Gallicano.

La leggenda del furto dell’olio
Nel 1697 il principe Carmine de Angelis, feudatario di Mesagne, convocò in fretta e furia alcuni tecnici di fiducia per verificare le cause di una cospicua perdita di olio dalle cisterne. Inizialmente, i periti assicurarono che non c’era alcuna lesione alle pareti, tanto che il principe ipotizzò che tra i suoi servitori vi fosse qualche astuto ladro. Ma una più accurata indagine da parte dei tecnici svelò il mistero. Semplicemente le cisterne erano riempite oltre il livello massimo, che era indicato da una pietra sporgente, chiamata l’appisu di cui nessuno si era accorto. Oltre questa pietra, infatti, la cisterna era realizzata in carparo, materiale molto poroso, che permetteva all’olio di filtrare all’esterno. Più sotto, invece, le cisterne erano di pietra viva.

La famiglia de Angelis, feudataria di Mesagne tra la fine del Seicento e il primo trentennio del Settecento, è stata sempre coinvolta in vicende economiche piuttosto intricate. Si tramanda, ad esempio, che il principe de Angelis fosse coinvolto nel contrabbando del sale, e ciò fece favoleggiare di un tesoro di 100.000 ducati, nascosto da qualche parte nel castello. Il principe venne arrestato, e vari cittadini furono sottoposti ad interrogatorio e torture perché accusassero la principessa Vittoria Capano. La principessa subì un grave maltrattamento da parte del Governatore di Terra d’Otranto, il quale fece mettere a soqquadro il castello alla ricerca del tesoro. Da questo avvenimento nacque la maldicenza che la principessa fosse particolarmente avida.

da www.comune.mesagne.br.it

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