Cultura e tradizioni a Salento

Cultura e tradizioni a Salento

custodisce un tesoro culturale inestimabile

Come tutti i paesi cilentani, Salento ha un tesoro culturale inestimanbile, rappresentato dalle tante tradizioni ed usanze del passato, che nel presente si riprendono e si tramandano di generazione in generazione.
Il 29 luglio a Salento si festeggia Santa Barbara, alla quale è dedicata una chiesa; non a caso il popolo Salentino riscopre nella fede il senso del suo cammino e della sua vita. La tradizione di Salento ricorda con commozione il 29 luglio di tanti anni fa, ai tempi tragici del secondo conflitto mondiale, e la intercessione di Santa Barbara presso l'Altissimo.
La festa di Santa Barbara, dunque, non è un episodio fine a se stesso, staccato dalla vita di tutti i giorni, anzi è la storia stessa passata ed attuale, strettamente legata alla fede. Quella che ai più potrebbe apparire una fuga dalla realtà è la memoria storica del paese che diviene energia vitale per affrontare il presente: la religiosità è certamente uno dei caratteri più significativi dell'indole dei salentini: ai santi si fanno preghiere e richieste per ogni momento difficile. È il caso delle processioni nei campi per implorare la pioggia (ad impetrandam pluviam), degli altari costruiti a San Rocco dopo la peste del '600, che determinò lo spostamento degli abitanti di Salento più a valle, dopo sorge l'attuale centro abitato. Sono manifestazioni di fede che scaturiscono dalla religiosità insita nell'indole delle persone, ma anche retaggio di una società sempre e comunque divisa tra ricchi e poveri, tra gente potente e prepotente e gente spesso incapace di far fronte ai bisogni esistenziali.
La vita dei cilentani, seppur spesso lontana dai più grandi centri culturali ed economici, si è sempre svolta in realtà in quasi totale immersione nelle attività: in passato, infatti, gli antichi parlamenti si tenevano sul sagrato delle chiese dopo la messa domenicale, oppure all'interno, quando le condizioni metereologiche non lo permettevano.
A Salento, nel secolo scorso, la Commissione di Leva si riuniva proprio nella chiesa di Santa Barbara per il sorteggio delle reclute e la discussione dei reclami. Quindi tutto ciò che riguardava il popolo si svolgeva tra la gente, nelle piazze. Sicuramente il primo impulso alla religiosità va ricercato nella colonizzazione dei monaci di cultura greca venuti nel ducato di Benevento, di cui il cilento era parte, in seguito alla lotta iconoclasta che perseguiva i monaci che veneravano le icone. Anche Salento deve la sua origine ai monaci di cultura greca che vi costituirono le proprie celle, tanto che tracce evidenti ne testimoniano la presenza, basti pensare alla toponomastica di alcune località e nel loro dialetto: S.Basilio, S.Nicola, S.elia, S.Venere, S. Martino, Aia del greco e Selva dei Santi.
Queste comunità si svilupparono intorno alle cappelle di legno edificate dai monaci bizantini e per circa un millennio hanno avuto nella chiesa il centro religioso, politico e culturale.
Lo stretto legame tra la società civile e quella religiosa si evince dal sigillo stesso dell'Università di Sala di Gioj che consisteva in origine in un'effige di Santa Barbara con due torri ai lati e la palma del martirio nella mano sinistra. In seguito il sigillo si trasformò in una torre, ancora impressa in due punti della chiesa parrocchiale nel presbiterio e sull'organo, e al di sopra del portone della casa comunale.
Da sempre la chiesa a Salento è stata un tutt'uno con il governo del paese, occupandosi indistintamente del sacro e del profano.
La corrispondenza di Mons. Filippo Speranza, vescovo di Capaccio, nato a Laurino nel 1746 dice molto sull'etica comportamentale del clero tra il '600 ed il '700. Infatti mostrava interesse sull'economia del luogo, dedita all'agricoltura, raccomandando alle famiglie di curare le colture più richieste sul mercato.
La stessa cosa si può dire dell'altro vescovo cilentano dell'epoca, Mons. Vincenzo Maria Torrusio di Cannalonga.
In pratica la chiesa si occupava di religione, ma anche di agricoltura, artigianato, istruzione, legge, ingegneria. E non poteva che essere così, dato che i chierici delle parrocchie locali possedevano la maggior parte della terra concessa in fitto. Nella platea del 1728 della chiesa di Santa Barbara si legge inoltre di denaro concesso in prestito con l'interesse del 9% a privati cittadini e di un prestito di 50 ducati all'università di Sala di Gioj con l'interesse del 5% con cui si celebravano 12 messe all'altare di Santa Barbara e 12 a quello del Rosario. È naturale come il santo patrono acquisisse un ruolo fondamentale per la spiritualità e per il sostentamento delle persone.
Il matrimonio e il sacerdozio, in età moderna, hanno un significato diverso da quello attuale, come del resto, in tutte le comunità del Cilento. Erano infatti entrambi strumenti dell’ascesa sociale, asserviti al potere economico e all’obiettivo di una vita nobile, cioè senza lavoro.
Era raro trovare matrimoni per amore o sacerdoti per devozione. La minaccia della fame incombeva sul ceto contadino, che dunque si dava da fare per permettere ad un figlio gli studi in seminario che consentissero di raggiungere una certa tranquillità economica.
Non era raro poi che i contadini cercassero di combinare matrimoni con i vicini, proprio per fronteggiare "insieme" il problema gravissimo dell’indigenza.

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