Chiesa di San Francesco

Chiesa di San Francesco

nell'omonima piazzetta adiacente la Piazza Cavalli

È uno dei più interessanti esempi di architettura gotico francescana. Fu costruita nel 1278 per munificenza di Ubertino Landi che donò ai frati un terreno antistante al sito occupato allora dalla propria dimora signorile, consentendo quindi che al contrario delle altre chiese dell'ordine ubicate per lo più in aree periferiche, questa sorgesse in pieno centro. La fabbrica fu portata a termine nel 1294 esemplata nei volumi su quella di S. Francesco in Bologna (1236), da cui si desunse nella parte absidale il deambulatorio, attorno al quale si aprono le cappelle, sovrastate all'esterno da poderosi archi rampanti. Il tempio e l'adiacente convento (oggi sopravissuto solo nel lato a est) subirono nel corso del tempo numerosi rimaneggiamenti, perentoriamente eliminati da campagne di restauro promosse nella seconda metà del XIX secolo. La facciata a vento, è percorsa nell'andamento a capanna, da archetti pensili incrociati e sovrastata ai vertici da snelli pinnacoli. La sua superficie, pausata da due contrafforti in corrispondenza delle navate interne, è interrotta da alcune aperture tra le quali spiccano quella del rosone, opera di rifacimento, e l'interessante portale mediano. Vistosamente strombato si presenta animato da colonnine tortili, putti e cherubini ed è stato attribuito a Guininforte Solari, architetto e ingegnere al servizio del duca di Milano, che lo avrebbe realizzato in più riprese tra il 1454 e 82, con il figlio Pier Antonio. Appare invece d'altra mano la raffigurazione a rilievo di S. Francesco che riceve le stimmate posta nella lunetta, riconosciuta come opera di mastro Gregorio Primi scultore milanese. Il Campanile è di tipo lombardo, con trifore nella cella campanaria.
Entrando nella chiesa, ci si trova in un esteso spazio a tre navate, separate da massicci pilastri cilindri e ottagoni, che portano arcate ogivate e voltate a crociera costolonate. Si segnalano una grande tela di Benedetto Marini (1625) con la Moltiplicazione dei pani e dei pesci sulla controfacciata, e lacerti di affreschi quattrocenteschi con le raffigurazioni di Maria e Francesco sulla parete della navata destra.
Un importantissimo affresco databile verso la metà del XIV sec., purtroppo frammentario, è comparso sotto lo scialbo sulla parete sopra alla porta della sagrestia con la raffigurazione della Vergine che protegge sotto il manto i fedeli, di diavoli volanti con libri e forse di un monaco seduto su un seggio; l'iconografia potrebbe far pensare ad un legame con la condanna di scritti ereticali. Si tratta comunque di una testimonianza di grande valore anche per la rarità di pittura trecentesca di derivazione giottesca.
La seconda cappella a destra, dedicata alla Immacolata e dalla struttura cinquecentesca, è decorata dal pittore cremo ne se Giovan Battista Trotti detto il Malosso (1556-1619) che vi affresca nella cupola l'Assunzione al cielo della Vergine e, nella pala d'altare, la Concezione di Maria. Qui il genero di Bernardino Campi, poco prima di essere chiamato a Parma da Ranuccio Farnese, di spiega il suo fare magniloquente, alimentato dagli esempi correggeschi e del Pordenone e corroborato da scelte cromati che aspre, creando un gruppo di personaggi fastosi e dinamici che presenziano alla cerimonia della Incoronazione della Vergine, additata dall'alto da tre angioletti posti in forte scorcio.
Usciti dalla cappella, nella seconda nicchia, è visibile una tela di Giuseppe Nuvolone (1681) raffigurante la Pentecoste. Ci si inoltra poi nel deambulatorio e, lasciato sulla destra l'accesso alla sagrestia che conserva alcuni pregevoli dipinti del XVI secolo, si nota sulla parte destra un bassorilievo (1477) con un monaco in cattedra entro una edicola classica e attorniato da alcune persone sedute, assegnabile ad una maestro in contatto con la cultura dell'Alladeo. Nella IV cappella del deambulatorio degno di nota è un gruppo scultoreo di stucco composto da sette figure e putti svolazzanti che con impetuosa teatralità si affollano attorno al corpo di Cristo steso al suolo, opera seicentesca attribuita a L. Feti. La chiesa custodisce oltre ad alcuni resti di affreschi (XIV) con la Crocefissione ubicati sulla parete del transetto sinistro, anche alcuni interessanti lavori neogotici. Spicca la bussola della porta centrale realizzata (1843) dal falegname Giuseppe Baini su disegno di Pietro Bolgiè, precoce esempio in Piacenza del recupero del Medioevo compiuto dalla cultura ottocentesca, e il più tardo pulpito ligneo addossato ad un pilone, intagliato da Grisante Carini su progetto di Gianantonio Perrau, a sostituzione del sontuoso pergamo barocco demolito nel 1885.

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statua di Romagnosi e chiesa di San Francesco
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