Cenni storici di Rovereto

Cenni storici di Rovereto

capoluogo della Valle Lagarina

Rovereto quasi certamente prende il nome da roboretum (bosco di querce) ed è il capoluogo della Valle Lagarina, estesa da Calliano a Ceraino. E' situato a 204 mt di altitudine, sulla sinistra dell' Adige; nella parte più antica è addossata al Monte Finonchio, mentre la nuova è distesa nel piano. L'attraversa il torrente Leno, che per secoli ha fornito refrigerio alla sete e benessere economico.
Abitata fin dal neolitico, sicuramente occupata dai Romani perchè prossima alla via Claudia Augusta Atesina, percorsa, nell'alto Medioevo, dagli eserciti che scendevano da nord devastando, è nominata negli scritti solo dal 1154. Da piccolo e misero borgo iniziò il suo lento sviluppo nel periodo a cavallo tra i secoli XIII e XIV, per l'azione dei Castelbarco, feudatari della vicina Lizzana, e di Guglielmo il Grande in particolare, al quale quasi certamente si deve la costruzione della rocca e delle prime mura.
Passata alla Signoria di Venezia nel 1416, Rovereto divenne l'avamposto verso nord della grande Repubblica, con tutte le conseguenti implicazioni.
Da Venezia ebbe significativi benefici, non ultimo la spinta ad imitare, benché su scala ridottissima, l'intraprendenza ed il commercio. Dopo la disfatta di Venezia ad opera della Lega di Cambrai, Rovereto passò all'Impero. Massimiliano I d'Asburgo non riconsegnò la zona al Vescovo di Trento, uno dei grandi feudatari imperiali, ma la governò tramite il Conte del Tirolo, come territorio dei "confini italiani", strategicamente importantissimi. Fu così che la città divenne l'avamposto imperiale verso sud e tale rimase, salvo l'intervallo napoleonico, fino al 1918.
La sua posizione sulla grande strada di collegamento fra la pianura italiana e l'Impero la coinvolse spesso in episodi di guerra; e tuttavia potè crescere e svilupparsi, soprattutto per il diffondersi in città, dal '500 in poi, dell'arte serica, che nel '700 trovò la massima espansione. La seta filata a Rovereto si esportava in tutta Europa; accanto ai filatoi lavoravano alacremente le tintorie, le falegnamerie, le case di commercio. Nel '700 la prosperità raddoppiò, nel giro di cinquant' anni, la popolazione del Distretto, che raggiunse le 15.000 unità. Sorsero allora le istituzioni culturali che diedero alla città, in Trentino, una posizione di primato. L'Accademia degli Agiati, la prima scuola popolare, la biblioteca, il teatro, mentre la città rinnovava la sua veste edilizia.
Il Corso Nuovo (ora Corso Bettini) sull'asse della Via Imperiale è la più bella strada settecentesca del Trentino; nel centro storico sono evidenti i caratteri di un barocco sobrio, discreto, elegante, senza vistosi sfasamenti tra palazzi della nobiltà imprenditoriale e le decorose case degli artigiani; tutta l'edilizia settecentesca dimostra benessere senza ostentazione e laboriosità senza sosta.
Nell' 800 la seta roveretana non fu più competitiva ed ebbe inizio un lento declino. Fu nel primo '900 che si arrivò al dramma, quando, scoppiata nel '15 la guerra con l'Italia, Rovereto venne a trovarsi sulla linea del fronte e i cittadini vennero deportati in massa ed ospitati per lo più in baracche di legno costruite in tutta fretta in alcuni paesi austriaci.
L'annessione all'Italia che Rovereto aveva desiderato, portò, oltre ai problemi della ricostruzione, quelli dell'impatto con una legislazione diversa e più tardi con il fascismo, distruttore di secolari e civilissime forme d'autonomia amministrati va.
Spesso bombardata durante la seconda guerra mondiale, finita qui il 4 maggio 1945, la città si trovò ad affrontare una nuova ricostruzione. La tradizionale operosità portò all' espansione dell'industria e del commercio, ad una buona affermazione dell'artigianato: rallentate però, nell'ultimo decennio, dalla crisi energetica e dall'evoluzione tecnologica.
Rovereto è patria del filosofo Antonio Rosmini (1797-1855), fondatore dell'Istituto della Carità, e protagonista della più importante critica italiana alla filosofia di Kant; del letterato e storico Girolamo Tartarotti (1706-1761), promotore dello sviluppo culturale della città; dell'archeologo Paolo Orsi (1859-1935) che in Magna Grecia e in Sicilia condusse scavi con criteri scientifici, operando ritrovamenti fondamentali; dell'archeologo ed epigrafista Federico Halbherr (1857-1930) scopritore di insigni monumenti cretesi; del musicista Riccardo Zandonai (1883-1944); del pittore futurista Fortunato Depero (1892-1960); del pittore e scultore Fausto Melotti (1901-1986). Benchè la temperatura estiva ed invernale non tocchi punte particolarmente fastidiose, la visita della città è indicata soprattutto nelle stagioni intermedie. Per conoscere il centro storico si indicano tre percorsi più un quarto che raggiunge la cosiddetta "zona sacra".

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Piazza Rosmini a Rovereto, in Trentino
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Rovereto panoramica dall'alto
Rovereto panoramica dall'alto
veduta della città di Rovereto
veduta della città di Rovereto

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