Biella: itinerario "strada della lana"

Biella: itinerario "strada della lana"

50 km lungo edifici industriali e sistemi territoriali connessi

Si snoda lungo circa 50 chilometri e offre la possibilita' di osservare non soltanto edifici industriali, ma anche i "sistemi" territoriali connessi, costituiti, oltre che dalla rete delle comunicazioni, dai canali di derivazione, dalle centraline per la produzione di energia, e poi ancora dai villaggi, dalle case e dai convitti operai; senza dimenticare i vari edifici a destinazione sociale: asili, scuole, ospedali, come pure quelli a destinazione dopolavoristica e ricreativa, edificati nei primi decenni del secolo scorso dagli imprenditori piu' illuminati.
L'itinerario prende il via dal lanificio Alfredo Pria di Biella, il cui corpo originario venne fondato da Luigi Benedetto Boussu', proveniente da Vienne, nel 1824. Questo edificio e' caratterizzato dalla sua posizione strapiombante sul Cervo, in un punto in cui il torrente e' particolarmente impetuoso, trovando sul suo corso un affioramento roccioso che, deviandone il letto, forma un'isola. Si tratta di un punto storico della citta' di Biella: qui venne costruito in epoca medievale il primo ponte attraverso il Cervo, qui venivano eseguite le condanne capitali, come avvenne, secondo la tradizione, nel caso della compagna di Fra Dolcino, Margherita, e del suo luogotenente Longino Cattaneo, catturati con l'eretico sui monti di Trivero nel 1307. Il lanificio Pria ha quasi fatto proprio il fascino insito in questo luogo che si coglie in modo coinvolgente attraversando, specie in un periodo di piena, il ponte in pietra che mette in comunicazione i due corpi di fabbrica costruiti sulle contrapposte sponde del torrente. Da questo punto e' possibile osservare un altro complesso industriale edificato a monte del lanificio Pria nella localita' Bardone. Si tratta, anche in questo caso, di opifici ottocenteschi, edificati su preesistenti strutture paleoindustriali e racchiusi tra i torrenti Cervo e Oropa, che proprio in questo punto confluiscono. Questi opifici sono collegati con il lanificio Pria da derivazioni e condotte che poi raggiungono anche il lanificio Maurizio Sella.
Come la maggior parte degli edifici industriali biellesi, il lanificio Pria non e' caratterizzato da particolari soluzioni architettoniche; al contrario e' la ripetizione del modulo a piu' finestre, disposto su pianta rettangolare e su vari piani, che ne costituisce la specificita' e che ritroveremo sempre presente negli altri lanifici di impianto ottocentesco. La tipologia verticale a piu' piani, di derivazione manchesteriana, sviluppata nel Biellese con alcuni decenni di ritardo rispetto al centro industriale inglese, era motivata sia dalla necessita' di sfruttamento intensivo del limitato spazio edificabile compreso tra il torrente, la strada e la montagna, che dai problemi derivanti dalla trasmissione dell'energia idraulica che avveniva tramite alberi orizzontali, collegati verticalmente gli uni agli altri mediante cinghie e pulegge.
Lasciando il complesso Pria risaliamo la valle del Cervo; a breve distanza sorge a sinistra della strada, oltre il torrente, l'imponente complesso gia' Agostinetti e Ferrua, ricostruito nel 1876 dopo essere stato distrutto da un incendio, destino comune a molti dei lanifici piu' antichi costruiti con i solai in legno che, impregnati dall'olio utilizzato nelle lavorazioni, costituivano facile esca per le fiamme che potevano essere causate dagli attriti prodotti dal movimento dei macchinari oppure dai primitivi sistemi di illuminazione.
Risalendo lungo la valle del Cervo fino a Miagliano, era localizzato il Cotonificio Poma, fondato nel 1863, ed il Villaggio operaio che si inizio' a costruire dal 1870. Il complesso Poma, la principale attivita' cotoniera nel Biellese laniero, arrivo' ad occupare oltre 4000 operai nei vari stabilimenti di Miagliano, Biella, Occhieppo Inferiore, Sagliano ed Andorno. Il villaggio operaio costituisce, assieme a quello Trossi di Vigliano, il piu' importante esempio di edilizia sociale del Biellese.
Saliamo alla volta di Pettinengo, centro specializzato nella produzione delle maglierie, che i Bellia, i Maggia, i Serra, i Vaglio e gli Zorio trasformarono da attivita' manifatturiera in industria. Il centro del paese e' occupato dal complesso Bellia. Il maglificio Bellia, articolato su piu' piani, ha mantenuto l'originaria impostazione architettonica nella quale sono leggibili i piu' recenti ampliamenti.
A breve distanza dall'abitato di Pettinengo, in una zona raggiungibile unicamente a piedi, sono visibili i resti della Machina Brusa', l'ex maglificio Serra, edificato nei primi decenni dell'800 utilizzando unicamente materiale reperibile in loco, la pietra per le murature e il legno per gli orizzontamenti. Distrutto da un incendio, non venne piu' ricostruito a causa della mancanza della strada carreggiabile. Restano alcuni ruderi, ormai quasi inglobati dalla vegetazione.
Nei pressi del santuario di Banchette, di origini cinquecentesche, e' percorribile un tratto della mulattiera che nell'800 rappresentava il solo collegamento tra i centri del Biellese orientale e la citta' di Biella. Questo era uno dei piu' frequentati "percorsi del lavoro", utilizzati, fino agli anni '50, dagli operai di Bioglio e Pettinengo per raggiungere quotidianamente, a piedi, le fabbriche ubicate nel fondovalle.
Nella localita' Pianezze del comune di Camandona ha sede l'attuale lanificio Carlo Barbera. L'edificio originario, come sempre a pianta rettangolare su piu' piani, anticamente ospitava una filatura costruita dai Bellia sulle strutture di un preesistente mulino ed e' circondato dagli "sched" che vennero introdotti nel Biellese tra '800 e'900, quando le nuove fonti energetiche svincolarono la localizzazione dei lanifici dal corso d'acqua e ne consentirono l'insediamento anche nelle basse valli, dove le nuove costruzioni industriali a sviluppo orizzontale poterono usufruire di spazi meno ristretti.
Proseguendo verso Vallemosso, lungo il corso del torrente Strona, vale la pena di soffermarsi nei pressi dell'ex fabbrica Viotti per osservarne, attraverso le murature perimetrali parzialmente crollate, una "sezione" interna. E' ben visibile la struttura portante caratterizzata dai pilastri in muratura a sezione circolare che sorreggono la travatura in legno appoggiata su di un capitello in muratura sormontato da una lastra in pietra. Si tratta di una tipologia costruttiva che troviamo riproposta in altri edifici della zona, ed in particolare nei complessi Bertotto, costruiti, probabilmente dalle stesse maestranze, nella seconda meta' dell'800.
Dopo il lanificio Picco, costruito attorno al 1880, ampliato e sopraelevato a piu' riprese, si susseguono, entrati in Vallemosso, imponenti complessi innalzati sulle strutture degli storici insediamenti tessili edificati dai piu' noti imprenditori lanieri appartenenti alle famiglie Sella, Colongo, Garbaccio, Galoppo, Botto, Reda e numerose altre, che hanno trasformato la valle Strona in un centro industriale di rilevanza internazionale.
Nei pressi dell'Oratorio di S. Rocco Ad Pontes, che risale al XVI secolo, vediamo quanto rimane del complesso Galoppo e Garbaccio, caratterizzato dal passaggio aereo che metteva in comunicazione i reparti produttivi del lanificio con le ramme o stenditoi disposti sulla collina a nord del complesso.
Il lanificio Luigi Botto, oggi uno dei piu' importanti della Valle Strona, e' stato edificato in un sito storico. Qui avevano sede il lanificio Colongo e Borgnana ed il lanificio Giovan Domenico Sella, attivi entrambi nella prima meta' dell'800. Nel centro del paese ha sede il lanificio Reda.
Scendendo verso Campore vediamo alla nostra sinistra il lanificio Giuseppe Botto, edificato ove esisteva la Macchina Vecchia o "Bator", il piu' importante lanificio della Valle Strona, nel quale Pietro Sella (1784-1827) introdusse, nel 1816, le prime meccaniche per la lavorazione della lana, dando origine al "sistema di fabbrica". Altro merito di Pietro Sella fu quello di avere per primo sviluppato la lavorazione dei panni fini grazie alle lane pregiate che personalmente si recava ad acquistare nei paesi dell'Est Europa. Nel 1831 due fratelli di Pietro, G. Battista e Vincenzo Sella fondano a Campore un nuovo lanificio denominato la Macchina Nuova.
Prima di arrivare a Campore, si incontrano altri opifici storici; tra questi, il lanificio Garlanda conserva ancora l'originale impianto ottocentesco. Proseguendo lungo la valle Strona si raggiunge Cossato e da qui e' possibile ritornare a Biella con un percorso alternativo rispetto a quello che prosegue fino a Borgosesia.
Lasciata la valle Strona, l'itinerario prosegue risalendo verso Crocemosso lungo la Strada Statale, che oltre Trivero diviene la "Panoramica Zegna", oggetto di un recente e fortunato intervento di valorizzazione ambientale: l'Oasi Zegna. A Trivero ha sede il Lanificio Ermenegildo Zegna, fondato nel 1907, in un periodo nel quale l'introduzione dell'energia elettrica, utilizzabile come forza motrice, svincola i lanifici dall'energia idrica, la sola disponibile in precedenza.
A Crocemosso, proprio in corrispondenza del bivio che scende a Ponzone, esiste ancora l'edificio in cui aveva sede la "Societa' dei Tessitori", attuale sede della Comunita' Montana Valle di Mosso. In questa zona si nota un imponente complesso industriale di recente costruzione a conferma del mantenimento in quest'area, attraverso i secoli, della vocazione industriale e della specializzazione tessile. Nella frazione Polto sorge il lanificio Ferla, edificato ampliando l'originaria costruzione del lanificio Cerino Zegna.
A Ponzone, frazione del comune di Trivero, hanno sede numerose attivita' laniere. Tra queste il lanificio fondato nel 1886 da Anselmo Giletti, che determino' lo sviluppo della valle del Ponzone. Un esempio di Liberty e' la villa.
Oltrepassato l'abitato di Ponzone - nel quale sono ancora esistenti, nonostante recenti demolizioni, alcuni edifici ottocenteschi, quali l'ex Giardino, poi lanificio Spianato, il cui nucleo originario risale al 1837 - si raggiunge la localita' Vallefredda, nel comune di Pray, dove sorge la Fabbrica della Ruota, gia' lanificio Zignone, punto centrale di tutto l'itinerario. Questo edificio, costruito nel 1878, conserva integro l'originale impianto ottocentesco di derivazione manchesteriana, ed e' caratterizzato dal sistema di trasmissione dell'energia costituito dalle due grandi ruote in ferro, collegate da un cavo d'acciaio lungo piu' di 80 metri, poste una all'esterno del corpo principale e l'altra posizionata su di una torre sovrastante l'edificio della turbina che forniva l'energia atta a movimentare questo complesso sistema di trasmissione denominato "teledinamico". Tramite un albero orizzontale che attraversa longitudinalmente tutto l'edificio, il moto veniva trasmesso, attraverso varie pulegge, direttamente ai macchinari. Si tratta, con ogni probabilita', dell'unico esempio ancora esistente in Italia di questo particolare sistema di trasmissione dell'energia.
All'interno della Fabbrica della Ruota, che attualmente e' di proprieta' del DocBi, ed e' stata oggetto di un recente intervento di recupero con finalita' culturali, e' stata allestita una mostra didattica, che documenta appunto il funzionamento del lanificio evidenziando la stretta interconnessione esistente tra la portata del corso d'acqua, la forza motrice prodotta, il numero delle macchine utilizzabili, la dimensione del lanificio destinato ad ospitarle e, di conseguenza, la consistenza della forza lavoro. Vi sono inoltre localizzate delle macchine tessili restaurate e funzionanti tramite il collegamento con l'albero di trasmissione. La Fabbrica della Ruota ospita anche il Centro di Documentazione dell'Industria Tessile, costituito da un archivio nel quale sono raccolti vari fondi e da una biblioteca specializzata.
Nel centro abitato di Pray sorgono vari opifici ottocenteschi; il piu' esteso e' il lanificio Trabaldo Togna, gia' "Pianceri e Torino", recentemente privato, a seguito di un incendio, del nucleo originario a sette piani. Gli incendi e le ricorrenti alluvioni hanno causato la perdita della maggior parte degli edifici storici, che pero', in molti casi, sono stati ricostruiti nella stessa sede. Al centro del paese sorge l'altro lanificio Trabaldo, di origini ottocentesche, a breve distanza dal punto in cui era edificato il lanificio Lora Totino, recentemente demolito.
Oltrepassata Crevacuore, l'itinerario si conclude a Borgosesia, dove ha sede la Manifattura Lane fondata dagli Antongini nel 1850, in un edificio ancora esistente nella localita' Aranco, caratterizzato dal frontone neoclassico, che ospitava una fucina edificata nel 1807. La sede della Manifattura Lane venne poi trasferita, nel 1874, sulla sponda opposta del Sesia, dove si sviluppo' un imponente complesso industriale e dove vennero costruiti interi quartieri di case operaie.

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