Bedonia: chiesa arcipretale di Sant'Antonio Martire

Bedonia: chiesa arcipretale di Sant'Antonio Martire

la chiesa parrocchiale

La chiesa di Bedonia ha origini antichissime: già nel 1046 aveva titolo di pieve con giurisdizione su numerose altre chiese della zona, ragion per cui la sua fondazione deve risalire al IX-X secolo. L'edificio attuale fu costruito nel 1625-27 sulle rovine della precedente chiesa in stile romanico (XI-XII secolo) la facciata fu posta dove prima era l'abside, e l'intera costruzione fu ampliata così che le cappelle laterali passarono da 4 a 8. La facciata, nelle forme attuali, è nuova: è stata edificata in marmo nel 1960, appoggiandola alla precedente facciata, in calce e di semplici linee.
Il campanile, ricostruito anch'esso nel primo '600, fu elevato sino all'attuale notevole altezza alla metà del '700; due delle tre campane sono datate 1720, la terza 1778. Sulla cima, l'effigie del patrono Sant'Antonio a cavallo, opera in ferro battuto del '700. L'interno è ad una sola navata, e presenta un'architettura tipica della Controriforma. La grande volta è interamente affrescata, con le figure dei 12 Apostoli e di due virtù teologali (Fede e Speranza) disposte lungo i lati ed i quattro Evangelisti al centro; benchè lo stile dell' opera tenda al barocco, la sua esecuzione è stata giudicata della seconda metà dell’’800, e si tratta quindi di un lavoro neo-barocco. L'acquasantiera, in marmo è della prima metà del '600. Appoggiato alla parete d'ingresso è l'organo costruito nel 1759 e ampliato nel 1892. Il pavimento della chiesa è stato recentemente rifatto, mentre le panche sono originali del '700. Lungo le pareti sono disposte le 14 stazioni della Via Crucis, dipinti del '700 oggi poco visibili per gli annerimenti. La parte terminale del tempio è stata affrescata da Romeo Musa, artista nativo di Calice famoso per le sue incisioni su legno; ai lati dell'altare due
lesene finemente dipinte e due tele rappresentanti la Resurrezione e la Pentecoste; nel catino dell'abside, grande affresco raffigurante l'Ascensione. La balaustra del presbiterio è recente (post-Vaticano II), ed ha sostituito quella in marmo lavorato del 1576 (ancora conservata in canonica). Bellissimo è l'altar maggiore in marmo, con tarsie policrome, costruito nel 1787 da un marmista di Carrara in uno stile che si ritrova in molte chiese del vicino Tigullio: si noti, al centro, l'effigie del santo titolare della chiesa, nonché il tabernacolo in rame sbalzato con scene della Resurrezione e dell'Ascensione. Le tre poltrone sono in elegante gusto francese del 1760-70. Nelle maggiori solennità viene sospeso al centro del presbiterio un lampadario d'argento cesellato, fine opera genovese del 1675. Il coro a 15 stalli, è in legno intagliato del 1669. Sopra il coro, eleganti stucchi del 1725 e un dipinto ad olio, raffigurante la Vergine col Bambino ed i santi Antonio e Pietro. Alla sinistra dell'altare, vi è una lapide finemente incisa nel 1637, a ricordo della visita durante la quale Mons. Scappi, vescovo di Piacenza, riconsacrò la chiesa dopo i rifacimenti del 1625-27. Varie opere d'arte sono poi conservate nelle cappelle laterali, fatte erigere da famiglie e sodalizi locali, i cui stemmi in gesso sono ben visibili sull'arcata di ciascuna cappella; su quasi tutti gli altari laterali sono presenti candelieri del '700 e del primo '800.

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