Archeologia in Sardegna: Sorso

Archeologia in Sardegna: Sorso

un territorio con un importante patrimonio archeologico

Il territorio di Sorso accoglie un importante patrimonio archeologico rappresentato da numerose emergenze riferibili a vari periodi storici. In epoca nuragica il territorio corrispondente all'attuale Comune e alle sue immediate adiacenze, fu densamente frequentato anche grazie alla felice posizione, vicina al mare, ricca di corsi d'acqua e con la presenza di fertili pianure e rilievi che consentivano agevoli controlli dell'intera area. Il periodo preistorico è testimoniato dalla presenza di domus de janas (casa delle fate), ipogei funebri risalenti al neolitico (3300 - 2300 circa a.C.), scavate nella roccia. Le domus de janas nell'area di Sorso sono individuate in località l'Abbiu, Pietraia e S. Andrea. Attualmente, in località Bachileddi e La Varrosa, sono visibili due nuraghi poliobati, mentre altri edifici monotorri si trovano a Monte Cao, Corona Ruia, Monte Coivu, Pala Cannedda. Nell'immediato territorio di Sennori si trovano i nuraghi S. Biagio, Sa Pattada, Su Nuraghe ed una tomba di giganti in località Oridda. Il periodo della presenza di popolazioni puniche, tra il VI e il III sec. a.C., è confermata dal rinvenimento di una stele funeraria, manufatti ceramici, monete ed altri oggetti che confermano la presenza di scambi commerciali con il mondo orientale del Mediterraneo. Tutti i reperti archeologici rinvenuti nel territorio di Sorso sono esposti nel Museo Nazionale G. A. Sanna di Sassari.
Il più importante monumento di culto nuragico attualmente noto è il Santuario di Serra Niedda, ubicato dell'omonima località su una vasta piana a vigneti e uliveti e facilmente raggiungibile percorrendo la strada secondaria per Lu Parunaggiu. Scoperto nel 1985, non è stata accertata la presenza di un villaggio di epoca nuragica ad esso collegato ma si ipotizza che potesse essere il riferimento per un più vasto territorio; da esso è ben visibile, a breve distanza in linea d'aria, il rilievo del Monte Cau. La sua importanza in età nuragica si può tuttavia dedurre sia dalla raffinatezza del materiale costruttivo che dalla quantità e dalla qualità delle offerte votive rinvenute soprattutto all'interno del pozzo e nell'area esterna intorno al cippo dove si praticavano i riti; oltre alle ceramiche e a preziosi grani di ambra, sono stati ritrovati, anelli, bracciali, collane, ma anche pugnali e ben quindici bronzetti figurati. Dopo un lungo abbandono, il complesso rivive nella prima età romana imperiale (I sec. a.C.-I sec. d.C.), utilizzato per ospitare riti propiziatori della fertilità, legati al culto di Demetra-Cerere. In questo periodo non vi sono nuove costruzioni o importanti trasformazioni e la conservazione in loco delle offerte nuragiche, testimoniano la continuità del carattere religioso del santuario. Gli unici elementi riconducibili al periodo repubblicano sono i numerosi fittili votivi ritrovati, costituiti da bruciaprofumi (thymiateria) con testa di Demetra, di tradizione punica, e in minor misura da busti di Cerere uniti a frammenti di lucerne. L'uso dei bruciaprofumi si sviluppò in Sardegna a partire dalla fine del IV-III sec. a.C. per influenza punica. Sviluppando ben presto interpretazioni locali diversificate. In territorio di Sorso, un santuario diverso ma sempre di epoca romana (repubblicana) si trova nell'impianto del nuraghe La Varrosa, caratterizzato dalla sua posizione sulla sponda del fiume Silis e da un pozzo all'interno di una torre secondaria, sottolineando l'importanza della presenza dell'acqua.
Altro importante edificio storico presente sul territorio di Sorso è il complesso romano altomedievale di Santa Filitica, ubicato a pochi metri dal mare, sulla linea di costa tra Porto Torres e Castelsardo, nell'omonima località, lungo la statale 200. Il complesso, solo parzialmente in luce, è costituito da resti di una villa di epoca romana imperiale, da un insediamento di fine V-VI sec. d.C. e da un villaggio di epoca bizantina, a testimonianza di una lunga continuità di vita nel sito, stimabile dal III al IX sec. d.C. Del periodo romano della villa è attualmente visibile solo la parte che coincide con la zona residenziale e precisamente l'impianto termale, ubicato all'estremità nord-occidentale dell'edificio. Le terme si sviluppano attorno a una grande sala quadrata con pavimento a mosaico, che si restringe sul lato ovest collegandosi a una vasca esagonale utilizzata per bagni freddi; a sud l'ambiente immette in un altro vano di non precisata funzione e ristrutturato in epoca susseguente. A nord, invece, si accedeva mediante gradini a una vasca riscaldata rivestita a mosaico. Nell'angolo nord orientale, un piccolo vano immetteva in un ambiente riscaldato con due vasche dove ci si immergeva, forse, per bagni o per fare la sauna. Per quanto concerne le sepolture, mentre in età romana erano organizzate in cimiteri ben separati dall'abitato, in epoca altomedievale questa separazione viene spesso a mancare; a Santa Filitica le tombe relative al villaggio bizantino non sono più concentrate in un cimitero esterno, ma si situano al centro dell'abitato, come in altri siti analoghi come S. Imbenia ad Alghero e Turris Libisonis. Nel sito sono stati rinvenuti 15 individui adulti e tre sepolture di bambini. Presso il Museo G.A. Sanna di Sassari si conserva un grande mosaico pavimentale con immagini di Bacco, e diversi oggetti di età alto medievale provenienti da Santa Filitica.
Lungo la strada che da Sorso porta a Sassari, si trovano resti del villaggio medievale di Geridu (Gelithon), tra i più importanti della Romangia, collocabile tra l'XI e il XIV secolo. Le abitazioni, caratterizzate di un solo ambiente e separate tra loro da stretti passaggi, erano costruite con pietre unite da malta di fango; nella zona più alta del borgo sono visibili resti di una chiesa, dedicata a S. Andrea e databile agli inizi del XIV sec., attorno alla quale si trovava il cimitero. Presso il Museo Sanna di Sassari, è presente un'intera sezione dedicata al villaggio Geridu, con un plastico che ripropone la tipologia di una abitazione, manufatti in ceramica, attrezzi da lavoro e ornamenti personali.

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