Angri ieri e oggi

Angri ieri e oggi

storia della località

Come centro urbanizzato, Angri sorge solo in età relativamente tarda. Solo nel IX secolo si trova traccia del nome di Angri, in documenti del Codice Diplomatico Cavese che fanno riferimento ad esso come sito geografico piuttosto che come nucleo urbano vero e proprio. Ciò non significa che prima dell’età medievale non esistessero insediamenti abitativi nel territorio. Le importanti scoperte archeologiche, avvenute soprattutto nell’ultimo decennio, hanno mostrato la presenza, già durante l’età romana, di insediamenti di tipo paganico, costituito cioè da un addensarsi di vari cascinali ed appezzamenti poderali. Con il passare dei secoli, il nucleo centrale, quello della terra di Angri, che oggi costituisce il ‘centro storico’, è andato man mano sviluppandosi, fino a fare della città un territorio di transito, un anello di congiunzione importante tra Napoli e Salerno. Venendo da Castellammare di Stabia fino a pochi anni fa, infatti, la località d’entrata nel territorio angrese si chiamava il ‘passo’. Attualmente, sembra una periferia dell’area metropolitana di Napoli, con tutte le contraddizioni dell’urbanesimo selvaggio, il degrado dei servizi ed il basso livello di qualità della vita. Le amministrazioni comunali succedutesi negli ultimi anni stanno cercando di recuperare alla memoria storica degli angresi questa terra così ricca di reperti archeologici, di tradizioni popolari, depositaria di una civiltà che rischia di essere seppellita sotto le macerie di una lenta burocrazia.

La terra di Angri
Molto probabilmente Angri ha avuto origine nel VI secolo dell’Era Cristiana.
Nell’alto medioevo gli abitanti di Nocera, di cui Angri era un ‘casale’, oppressi dalle continue invasioni dei barbari, presero a stanziarsi in varie località del territorio, compreso il borgo di Angri, denominato Terra (cioè struttura abitativa fortificata).
Tra il 900 ed il 1000 la famiglia straniera degli Ardigon, di origine normanna, si stanziò sul lato orientale di Angri, dando vita al casale detto Ardinghi.
Intorno alla metà del 1200 Angri fu data in feudo, ora parziale, ora totale, a vari signori, tra cui i Zurlo, fino ad arrivare al 1600, quando i signori Doria ottennero che il feudo si erigesse a Principato, ed essi presero il titolo di Principi.
Carlo D’Angiò ed i suoi successori elevarono al grado di nobiltà varie famiglie angresi, quali i Coronato, i Concilio, i Risi, i Rodi, ecc. che, costruendo case in diversi punti del casale, diedero nome alle primitive strade: via Concilii, via Ardinghi, vicolo Rodi, ecc. Da Angioina la città divenne Aragonese, quando, tradito dal fratello Francesco, nel 1438, Giovanni Zurlo non riuscì ad impedire ad Alfonso d’Aragona di impadronirsi della città, abbandonando il feudo.
Con soli duemila abitanti, nel XV secolo, Angri divenne comunità autonoma, UNIVERSITAS TERRAE ANGRIAE. Era governata da un Sindaco, dagli Eletti e dal Parlamento, che deliberava davanti alla Chiesa di S. Giovanni Battista, sorta nel 1302. Il Sindaco Salvatore de Angelis, nel 1563, compilò i ‘Capitoli dell’Università di Angri’, una sorta di norme amministrative fondamentali.
Durante il 1600, oltre ai soprusi degli Spagnoli, ci furono gravi calamità naturali: eruzioni vulcaniche, terremoti, siccità, alluvioni e peste. Il popolo invocò pubblicamente la protezione di S. Giovanni che divenne il Santo Patrono.
Nel 1700, con l’avvento dei Borboni, Angri perse ogni impronta di originalità, mentre, allo stesso tempo, si dissolsero anche le ultime tracce di feudalità. Nel 1806, con circa seimila abitanti, l’Università si trasformò in Comune. Durante la Rivoluzione Francese, con l’avvento a Napoli dei Repubblicani, gli Angresi innalzarono l’albero della libertà e, nel 1859, con l’avvento al trono di Francesco II, suonarono la maggiore campana della Chiesa di S. Giovanni, che, al primo tocco, si ruppe! Così gli Angresi aspettarono l’infausto presagio, che si avverò quando cominciarono, con la venuta di Garibaldi, dimostrazioni tra borbonici e nazionalisti, che portarono al passaggio dal governo borbonico a democrazia. Iniziarono una serie ininterrotta di lotte municipalistiche, che videro l’affermazione della borghesia.

Il nome Angri
Il significato del termine toponomastico ‘Angri’ ha origine dalle caratteristiche geomorfiche del sito. Il nome, infatti, deriverebbe dalla voce del tardo latino angra, connessa al concetto di acqua appantanata. Tali caratteristiche si riscontrano in numerosi toponimi ancora esistenti, come Paluda, Paludicella, ecc., mentre il richiamo specifico alle paludi riportati in molti Atti Notarili conferma che il fenomeno dell’affioramento della falda acquifera abbia caratterizzato già in epoca antica il territorio. Anger, Ancra, Agara, infatti, (e per metatesi Angri) venne a significare fasce di terra coltivate lungo i fiumi; passaggi per sentieri angusti; quindi valle o prateria (anger) nel celtico; pianure delimitate da alberi, le stesse distanze tra alberi (Angrae). Ed angarius fu l’animale da traino o campestre; angarium la stazione od officina di ferramenta e pulizia dei cavalli; Angrivarii alcune popolazioni germaniche delle pianure, ribellatesi a Cesare e più tardi ammesse a militare negli eserciti romani. Angarea fu la Stazione di Posta, dove i viaggiatori si ristoravano ed effettuavano il cambio dei cavalli, ma anche la prestazione, imposta alle popolazioni interessate, di fornire giumenti o barche, cioè i mezzi necessari al trasporto, per tali viaggiatori. Tale vessazione fu detta angarea. Questi accessori ed uomini addetti ad assicurare le più rapide comunicazioni erano distribuiti per valli, terre, ecc. Per la fertilità delle campagne, la ricchezza della sua vegetazione tra le pendici dell'Albino e del Sarno, il locus Ancharia non poteva avere altro nome che quello attuale. Tale tesi appare superata da quella che vuole il nome di Angri derivare dal termine latino Ancrae che significa ‘luogo pianeggiante, coltivato vicino o lungo un fiume’. La connotazione più solenne che qualifica le origini di Angri si ritrova nel fatto che in un trattato pubblico tra Stati si trova scritto il nome di ‘Angre’, oggi andato perduto. Per la prima volta la città è menzionata in un Codice Cavense dell’856.

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